“Se il popolo non è sovrano la società va alla deriva”

Si fa un gran parlare in questo periodo, a torto o a ragione, del “famigerato” articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma si parla poco dell’articolo 1 della nostra Costituzione, il quale recita che L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e la sovranità appartiene al popolo… Queste appaiono però a molti solo verità formali e non sostanziali, dato che la democrazia è stata sostituita da una plutocrazia, la disoccupazione giovanile è superiore al 40% e la sovranità non appartiene al popolo ma ai potentati economico finanziari che, grazie a leggi votate da politici al loro servizio, monopolizzano il potere mediatico, monetario, agroalimentare ed energetico.

FerraraA chi volesse approfondire il tema consigliamo la lettura di un interessante libro di nuova pubblicazione, Derubati di Sovranità – La guerra delle èlite contro i cittadini, di Gianluca Ferrara (Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza), che in 128 pagine fa un compendio forse semplificato ma efficace della maggior parte dei motivi per cui oggi un cittadino medio italiano ha tutto il sacrosanto diritto di indignarsi o, peggio, di insorgere contro una certa “politica” fatta di malcostume per troppo tempo tollerato, se non addirittura tenuto nascosto, dalla classe dirigente di qualsiasi colore essa sia.

La democrazia, la  sovranità, il lavoro e tutti gli altri diritti fondamentali enunciati dalla Costituzione – questa la tesi di fondo dell’autore – si potranno concretizzare solo liberando la politica ostaggio degli interessi privati e ricostruendo uno Stato in grado di tutelare i beni comuni. Questo si può realizzare solo con la consapevolezza, la partecipazione e una rivoluzione culturale in cui ognuno deve svolgere un ruolo da protagonista.

Scorrendo le pagine il lettore è sollecitato a porsi le stesse domande che l’auore si è posto, e alle quali ha tentato di dare una delle possibili risposte. Chi si trova ai posti di comando di questo mondo globalizzato? Chi guida questo sistema antiecologico che garantisce ricchezza a pochi e povertà a molti? Chi ci ha trasformato da cittadini sovrani in sudditi inconsapevoli? E chi ci ha privato della speranza, convincendoci che non c’è alternativa a questa dittatura del cosiddetto “mercato”? E ancora, aggiungiamo, c’è qualcuno che ci metta la faccia una volta per tutte ed esca allo scoperto spiegando alla gente comune che cosa significhi la parola “mercato”?

Secondo Ferrara esiste un livello superiore a quello della casta dei partiti e delle mafie, i cui sperperi e crimini al confronto sono marachelle da bambini. È il potere delle multinazionali, delle lobby degli armamenti e delle grandi banche speculative, che hanno istituzionalizzato la loro azione in organi determinanti, come è successo in Europa con la Banca Centrale Europea. In una società ormai senza democrazia, in cui le relazioni vitali sono regolate dall’incessante ricerca del profitto e dove l’unica fede è quella riposta nel dio mercato, il vero potere è detenuto da chi controlla l’emissione della moneta, i partiti e i mass media. Occorre invertire subito la rotta e puntare a un modello di società in cui l’uomo non sia più considerato come merce, ma come creatura in grado di convivere con la natura e le altre specie viventi.

Abbiamo incontrato Ferrara, e gli abbiamo rivolto alcune domande…

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro: motivazioni politico-ideologiche, desiderio di informare il comune cittadino oppure un personale senso civico di equità e giustizia?

“Direi che da cittadino che studia certi fenomeni da qualche anno sono stato invitato più volte a a scrivere di determinate tematiche. Ma è soprattutto un’esigenza interiore che mi spinge a informare dato che gli organi d’informazione main stream sono del tutto genuflessi al potere e veicolano una realtà falsata. Stiamo vivendo la fine di una fase storica e di questo non c’è consapevolezza, occorre esserci e contribuire a segnalare un’altra via”.

In che modo il cittadino italiano può riappropriarsi della sua sovranità? E ne ha oggi gli strumenti?

“Il cittadino può riprendersi le proprie sovranità partecipando. E’ fondamentale capire che la democrazia della rappresentanza è malata, i partiti come i mass media non sono dalla parte dei cittadini ma sono semplici esecutori di un livello di potere più alto. Quindi occorre informarsi attraverso canali alternativi e partecipare. Certo non è facile perché l’obiettivo in gran parte riuscito è stato quello di addormentare le nostre coscienze e la nostra consapevolezza. Va capito che oggi la vera sfida non è più tra centro destra e centro sinistra, ma tra partiti, multinazionali e banche da una parte e cittadini dall’altra. Ognuno di noi deve sentirsi chiamato in causa e svolgere un ruolo da protagonista in questa sfida”.

Anche lei, come Latouche e Pallante, scrive di Decrescita. Come la intende? E perchè a suo avviso oggi la società sembra non voler ascoltare questa voce?

“Condivido molte analisi e conclusioni di Latouche e Pallante tuttavia non credo convenga usare il termine decrescita. Viviamo nel tempo degli slogan e nell’immaginario collettivo decrescita purtroppo è sinonimo di povertà, sacrificio. Il che non è assolutamente vero. Purtroppo non sembra funzionare nemmeno il tentativo di mitigare il termine con l’aggettivo “felice”. Penso sia indispensabile una conversione culturale, senza un cambiamento culturale si fa poca strada: occorre far capire che il vero fine della vita non è accumulare oggetti e soddisfare bisogni effimeri come ci invita a fare questo sistema anti-ecologico della crescita infinita in un pianeta finito, ma di realizzare i propri sogni, le proprie passioni. La felicità è dentro di noi ed è lì che va cercata! Di certo non te la può donare un tablet o un paio di scarpe di marca”.

Gianluca Ferrara è un saggista noto per la sua analisi dei fenomeni politici e degli scenari economico-sociali. Ha scritto per diverse riviste e quotidiani nazionali come Il Manifesto e L’Adista. Ai suoi libri hanno partecipato: Andrea Gallo, Alex Zanotelli, Beppe Grillo, Vandana Shiva e Paul Connett. E’ direttore editoriale della casa editrice Dissensi Edizioni, quella che a lui piace definire un laboratorio culturale di contro-informazione e partecipazione. Collabora con Il FattoQuotidiano.it

Alessandro Scandale

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