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Il Museo di Vicenza

Libri, al Museo Archeologico si parla di età romana

Venerdì 14 novembre alle 17 con ingresso libero il Museo Naturalistico Archeologico di contrà S. Corona a Vicenza ospita la presentazione del volume Vicenza – Traffici commerciali in epoca romana – I dati delle anfore (Editreg, Trieste) di Stefania Mazzocchin, con un intervento curato da Marisa Rigoni, già ispettrice della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto.

“Con questo volume di Stefania Mazzocchin sulle anfore bollate di età romana di Vicenza – spiega Fabrio Prenc, titolare di Editreg – la casa editrice ha dato avvio alla Collana Pulsar, dedicata a studi di archeologia dell’Italia nord-orientale: lavori di alto contenuto scientifico ma di limitata circuitazione commerciale. Per questa ragione si adottano tecnologie digitali d’avanguardia che, grazie alla formula della stampa su richiesta, permettono di realizzare prodotti di eccellente qualità estetico-formale a costi contenuti. In tal modo, riducendo i costi di stampa, si liberano risorse per altre analoghe pubblicazioni”.

VicenzaSi tratta di un libro che si presta a diverse possibilità di lettura: sul piano archeologico viene ampliato con dati finora inediti il quadro della circolazione delle derrate alimentari nella nostra regione, quadro già ben noto per Padova, Oderzo, Concordia, Altino, e nel quale finalmente si inserisce anche Vicenza; su quello più squisitamente storico, risponde alle curiosità per oggetti che ancor oggi si vedono appesi nei cortili dei palazzi vicentini o conservati nel Museo e nei suoi magazzini.

Come scrive nella prefazione Stefania Pesavento Mattioli, dell’Università di Padova, la ricerca sulle anfore romane di Vicenza dimostra ancora una volta quante siano le informazioni sul mondo antico che si possono ricavare dallo studio di tali manufatti. Le anfore erano destinate alla conservazione e alla commercializzazione dei prodotti di più largo utilizzo: vini pregiati e di media qualità, l’olio usato nell’alimentazione, nella cosmesi e nell’illuminazione, le diverse salse e conserve di pesce, le olive in salamoia, la frutta di vario genere.

Quello economico è dunque il primo aspetto che emerge dal lavoro sulle anfore di Vicenza, lavoro che ha riguardato non solo i contenitori venuti alla luce in scavi recenti, ma anche quelli dei rinvenimenti più antichi: la città romana appare perfettamente inserita, in particolare nel I secolo d.C., nelle direttrici commerciali che interessarono anche gli altri centri della Venetia, con importazioni a medio raggio, ma anche con arrivi dal Mediterraneo orientale, dalla Penisola Iberica e dall’Africa, indici di una classe di abitanti aperta alle importazioni di derrate meno comuni. Particolare curioso: le anfore, dopo essere state svuotate del loro contenuto, per la vendita al minuto o per il consumo diretto, erano molto spesso riadoperate per usi diversi, pratica frequente a Vicenza, in quanto si accompagnava alle fasi di occupazione del suolo della città.

Mazzocchin, padovana, laureata in lettere classiche all’Università di Padova, è autrice di numerose pubblicazioni specializzate. Tiene lezioni e seminari su temi di storia e archeologia. Dal 2006 è Socio Ordinario di AIAr, Associazione Italiana di Archeometria.

Alessandro Scandale

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