Ebola, striscia la psicosi. Militare in quarantena ha un infarto

Cominciamo a pensare che gli americani avrebbero forse fatto meglio a rimpatriare in Usa i loro soldati di ritorno dalla Liberia, e quindi con l’obbligo di osservare la quarantena per l’ebola. Se non altro per risparmiarsi, e risparmiarci, gli allarmi ingiustificati e il rischio di una psicosi strisciante che potrebbe causare gravi danni. E’ stato il principale organo di informazione della nostra provincia, quest’oggi, il Giornale di Vicenza, a dare notizia del ricovero in ospedale, a Vicenza, di un militare americano che era in quarantena alla base Del Din. E’ un colonnello di 60 anni che, assieme ad altri dieci soldati, doveva osservare i 21 giorni di isolamento previsti dopo il ritorno dalla Liberia, il paese dell’Africa occidentale dove si registrano il maggior numero di casi di ebola ad oggi nel mondo, e dove i militari a stelle e strisce avevano partecipato alla costruzione di strutture sanitarie.

Il fatto che questi soldati fossero stati mandati a far la quarantena a Vicenza, anziché in America, non era piaciuto fin dall’inizio, figuriamoci adesso che a uno di loro è caduta questa tegola sulla testa. Non vogliamo dire che si stia diffondendo il panico a Vicenza, ma il rischio di allarmi poco giustificati c’è. Poco giustificati soprattutto perché quei soldati non hanno sintomi preoccupanti, compreso il povero colonnello a cui è venuto l’infarto ed al quale auguriamo di rimettersi presto. La quarantena insomma è una precauzione standard, per così dire, fa parte degli accordi internazionali, è una procedura dovuta e di routine. Forse, dato che in fondo le frontiere di quel paese non sono chiuse, sarebbe più giusto capire se ci sono dei civili italiani, o addirittura veneti, in questo momento in Liberia, o se vi sono stati da poco e sono tornati. Per i civili infatti non sono previste quarantene, ma solo il controllo della febbre alla frontiera. E non si creda che l’epidemia spaventi più di tanto. E’ infatti probabile che dei civili italiani vi siano, in realtà, in Liberia in questo momento, o vi siano stati da poco.

Comunque, fatto il riassunto della situazione, veniamo alle reazioni, cominciando da quella del governatore del Veneto Luca Zaia. Ecco cosa si legge in una nota della Regione diffusa oggi: “Letti gli articoli di un quotidiano veneto relativo al ricovero di un militare della base Usa di Vicenza nel reparto cardiologia dell’Ospedale San Bortolo, attualmente in quarantena in quanto proveniente da zone infette da virus ebola, valutate altresì le dichiarazioni del direttore medico dell’ospedale, e preso atto della dichiarazione ai media del direttore generale dell’Ulss 6, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha ordinato al direttore generale della sanità regionale Domenico Mantoan di disporre con effetto immediato una ispezione che accerti l’esatta dinamica dei fatti”.

Un’ispezione dunque per capire come stanno le  cose. In buona parte, comunque, cosa sia successo lo ha spiegate proprio oggi la stessa Ulss 6 di Vicenza, in una nota nella quale racconta che, dopo aver ricevuto la richiesta di soccorso per il soldato infartuato,”la Centrale Operativa del 118 ha sottoposto il paziente, ancora all’interno della caserma Dal Din, tramite conferenza telefonica tra clinici statunitensi, medico del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale San Bortolo e medico in guardia attiva dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, a triage avanzato che, in ordine a quanto stabilito dalle Circolari Ministeriali in merito ed al Protocollo della Regione Veneto Malattia da Virus Ebola, escludeva categoricamente la classificazione di caso sospetto di malattia da virus ebola, nonché patologie di natura infettiva”.

Per essere più chiari, la nota della Ulss 6 spiega che il militare non manifestava alcun sintomo dell’ebola. Ma, direte voi, la quarantena non è ancora finita, e l’ebola potrebbe esserci e non essersi ancora manifestato. Tutto giusto, anche se improbabile a questo punto, ed infatti, sottolinea la nota della Ulss 6 “il paziente è stato trasportato in Pronto soccorso e ricoverato al San Bortolo, in stanza singola. Tutte le fasi operative sono state eseguite dal personale, attuando le procedure standard per la prevenzione della trasmissione di malattie infettive da contatto e mantenendo le misure igienico sanitarie idonee al caso in questione”.

Del resto che altro poteva essere fatto? Senza contare che le misure precauzionali identificate dal termine quarantena, consistono in una “sorveglianza sanitaria – spiega ancora la Ulss 6 – messa in atto autonomamente dai Comandi militari statunitensi per tutti i militari di stanza presso le caserme Dal Din ed Ederle provenienti dalle zone di epidemia da virus ebola” e che “alle misure di isolamento sono sottoposti militari sani e, comunque, già assoggettati prima del loro arrivo a Vicenza ad una serie di accertamenti anamnestici e clinici che confermano lo stato di salute”. Morale della favola: attenzione a non diffondere una psicosi che potrebbe fare molti danni.

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