Economia

Confcommercio Vicenza: “Un incubo l’aumento dell’Iva e delle accise”

“L’indice dei consumi non dà segni di risveglio, e preoccupa la clausola di salvaguardia inserita nella Legge di Stabilità. Senza una riduzione delle tasse inoltre non si va da nessuna parte”. Ad esprime questi concetti è Confcommercio Vicenza, non facendo mistero dunque della preoccupazione che si avverte sempre di più  nel settore del commercio per una crisi economica che in Italia sembra non dover mai finire. “Non ci sono sintomi di risveglio dei consumi – scrive in una nota Confcommercio -, come rivelano i dati dell’Indicatore dei Consumi Confcommercio, elaborati con riferimento a settembre. Lo studio evidenzia, anzi, un calo dello 0,2% rispetto al mese di agosto, e dello 0,6% rispetto a settembre 2013”. Secondo l’Ufficio studi confederale dell’associazione dunque questi dati confermano la “fragilità dell’attuale situazione economica in cui, sebbene la fase più negativa sembra superata, i consumi che continuano a registrare una sostanziale stagnazione”.

Sergio Rebecca
Sergio Rebecca

“In sostanza – commenta Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza – le famiglie rimangono prudenti negli acquisti e le imprese non investono, poiché è troppo forte il clima di incertezza che aleggia nel paese, ed è estremamente lenta e faticosa la crescita”. Su quale sia il problema che ostacola il risveglio della domanda interna, che costituisce l’80% del Pil italiano, il presidente della Confcommercio di Vicenza non ha dubbi: “Permane – ricorda – una pressione fiscale a livelli inaccettabili, e fin tanto che non si riducono le tasse non si va da nessuna parte. Il reddito delle famiglie è ritornato a quello di 30 anni fa ed è impensabile che in questa situazione i consumi possano ripartire”.

Ed un’altra spada di Damocle sulla fiducia dei consumatori è contenuta nella Legge di Stabilità per il 2015. “Si tratta – spiega Confcopmmercio – della clausala di salvaguardia, in cui sono scritti nero su bianco i tre step degli aumenti Iva, a partire dal primo gennaio 2016, e degli aumenti delle accise sui carburanti, misure destinate a scattare automaticamente qualora lo stato non realizzi i risparmi di bilancio e di spending review previsti. L’ufficio studi di Confcommercio si è affrettato a fare due conti: solo con gli aumenti Iva, nel triennio 2016-2018 si avranno complessivamente 65 miliardi in meno di consumi da parte delle famiglie, mentre la crescita dei prezzi nel 2018 rispetto al 2015 sarà del 2,5%”.

“La manovra proposta dal governo Renzi è stata annunciata come orientata alla riduzione della pressione fiscale – commenta ancora Rebecca – ma nasconde, invece, l’incubo dell’aumento dell’imposizione indiretta. Se scattasse la salvaguardia, le aliquote Iva salirebbero a livelli molto elevati e i contraccolpi sui consumi risulterebbero devastanti, con ripercussioni su famiglie e imprese. La responsabilità del governo di tenere i conti in ordine e di rispettare gli obiettivi di bilancio è, quindi, altissima. Per questo ci si augurava più coraggio nell’insistere con i tagli alla spesa pubblica, l’unica via certa per recuperare risorse”.

“E’ evidente – conclude Rebecca – che questo meccanismo porta la nostra preoccupazione al massimo anche perché il recente passato dimostra che quando in una manovra di governo è stata inserita la clausola di salvaguardia, ad essa si è spesso fatto ricorso. Ma gli aumenti di Iva e accise vanno evitati ad ogni costo. L’incubo di nuove tasse non può che spingere Confcommercio a fare di tutto perché le eventuali risorse aggiuntive si cerchino altrove e chiedendo ulteriori, impossibili sacrifici a famiglie e imprese”.

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