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Artigiani: “Per Imu e Tasi, 13 milioni in meno alle imprese”

Una media di 13 milioni di euro in più rispetto al 2013 di prelievo fiscale per le piccole imprese. È la fotografia dell’impatto che Imu e Tasi hanno avuto quest’anno sulle piccole attività produttive, ovvero quelle con meno di 50 dipendenti, secondo l’”Elaborazione flash” prodotta dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza. L’associazione degli artigiani ha inoltre classificato i 121 comuni della provincia berica sulla base delle aliquote di Imu e Tasi imposte a tutte le imprese. Il risultato è che quasi il 50 per cento di queste ultime si trova a dover fare fronte ad una tassazione medio-alta rispetto alla media provinciale. Lo studio, come hanno spiegato il presidente di Confartigianato Vicenza Agostino Bonomo e il vice presidente e delegato al territorio Virginio Piva, era finalizzato all’avvio di un confronto con i comuni per capire quanto delle tasse riscosse si traduca effettivamente in investimenti sul territorio e quanto venga assorbito invece dalle inefficienze della pubblica amministrazione.

“Sono 13 milioni di euro sottratti alle nostre imprese – spiega infatti Agostino Bonomo – che in un momento come questo si vedono costrette a ridurre gli investimenti soprattutto sul lato dell’occupazione”. Imu e Tasi, entrambe parte della Iuc (Imposta comunale unica) e definite dalle amministrazioni locali, quindi troppo elevate e che potrebbero essere contenute. “Le incertezze delle amministrazioni – chiarisce infatti Virginio Piva -, che hanno definito le aliquote in tempi diversi, gli sprechi e la poca efficienza delle macchine comunali, si traducono in tasse per le imprese del territorio”.

Dallo studio di Confartigianato emerge infatti che una piccola impresa, sulla base delle aliquote medie provinciali di Imu e Tasi, paga 168 euro in più rispetto al 2013, quando la tassazione immobiliare era composta da Imu e Tares. Un aumento del 6,5 per cento, pari appunto a quasi 13 milioni, che raddoppia se calcolato rispetto al 2012, il primo anno in cui è stata introdotta l’Imu, arrivando al 12 per cento. Lo studio di Confartigianato, che prende in esame sette profili di piccole imprese (uffici e studi privati, negozi e botteghe, laboratori per arti e mestieri, opifici, fabbricati industriali e fabbricati commerciale), mette in luce come a subire i maggiori aumenti siano le imprese software e Ict, parrucchiere ed estetiste, ristoranti, pasticcerie e panifici.

Per quanto riguarda invece tutte le imprese vicentine, queste pagano un totale di Imu e Tasi medio del 9,4 per mille, che si pone due punti sotto al massimo consentito per legge. Una tassazione che risulta essere, rispetto alla media provinciale, medio-alta in 53 comuni, alta in 13 comuni, medio-bassa in 46 comuni, tra questi il comune capoluogo, e bassa in 9 comuni.

Una situazione, quindi, che non aiuta la ripresa economica del territorio vicentino. Le aziende, spiegano Bonomo e Piva, perdono competitività a causa dell’imposizione fiscale nazionale e delle scelte dei comuni, chiamati a definire i livelli delle aliquote. Il confronto “costruttivo e non solo critico” con le amministrazioni locali sarà quindi al centro dell’assemblea fissata per il 30 novembre da Confartigianato Vicenza e che vedrà protagonisti rappresentanti delle imprese e sindaci.

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