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Il tracciato della autostrada Orte - Mestre

Autostrada Orte – Mestre, come distruggere il territorio

Si fa un gran parlare della necessità di preservare il territorio, in questi giorni di maltempo e, in alcuni casi purtroppo, di vera e propria alluvione. Si dice, giustamente, che dobbiamo smetterla di cementificare ed impermeabilizzare la terra su ci viviamo, cosa che porta inevitabilmente agli allagamenti poiché le aree rimaste libere dal cemento sono sempre meno e basta poca pioggia perché siano completamente inzuppate e nell’impossibilità di assorbire. Ma l’acqua da qualche parte deve andare, e viene nelle nostri garages e nelle nostre aziende.

Qualche politico, proprio oggi si è stracciato le vesti, dicendo: “mai più condoni, che sono dei veri e propri omicidi”. Giustissimo, peccato che arriva poi la notizia che il Cipe ha dato il via libera alla costruzione dell’autostrada Orte – Mestre, il cui tracciato corre quasi parallelo all’autostrada del sole. Ne abbiamo davvero bisogno? Nessuno, per favore, ricordi a questo proposto quel collo di bottiglia che è il tratto il appenninico Firenze – Bologna, quel raddoppio è un’altro progetto, assai più condivisibile.  No, la Orte Mestre, definita anche “Romea Commerciale”, non sembra così indispensabile, anzi secondo i più sarebbe addirittura antieconomica, un vero spreco di risorse, e soprattutto di territorio, ed una ennesima cattedrale nel deserto.

E sono in tanti a pensarla così, basta fare una ricerca sul web per rendersene conto. Tra questi anche Giovanni Furlanetto, consigliere regionale di Prima il Veneto, che chiede di stralciare il progetto. “L’autostrada Orte-Mestre – sottolinea il consigliere regionale veneto – è una delle opere più grandi e impattanti tra quelle previste dalla Legge Obiettivo. Il progetto prevede l’attraversamento di cinque regioni (Lazio; Umbria; Toscana; Emilia Romagna; e Veneto) 11 province e 48 comuni, ha uno sviluppo di circa 396 km, necessita di 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli, 2 barriere di esazione, 15 aree di servizio”.

“Il tracciato – rincara la dose Furlanetto – interferisce con importanti zone di interesse storico, paesaggistico, ambientale come il Parco delle Foreste Casentinesi, la Valle del Tevere, il Delta del Po, le Valli del Mezzano, la Laguna di Venezia sud, la zona archeologica nei dintorni di Lova, la Riviera del Brenta. L’opera in questione pur sostenuta da un progetto di finanza, impegna ingenti finanziamenti pubblici che potrebbero essere investiti più proficuamente, per esempio per la sistemazione idraulica e idrogeologica del territorio, per l’implementazione del sistema di trasporto pubblico o la riqualificazione della rete stradale esistente, ad esempio della sola Romea, che ne ha tanto bisogno”.

Qualcuno se la sente di dargli torto? Senza contare che anche dagli enti locali interessati vengono sollevate critiche ed espressi molti dubbi, come hanno fatto ad esempio i Comuni di Dolo e Mira, che hanno parti dei loro territori interessate dall’opera. Concludendo, permetteteci di suggerire prudenza a coloro che sono chiamati a scelte così delicate: l’ecosistema ed il territorio stanno dicendo con chiarezza che non ne possono più, aspettiamo solo che lo facciano anche gli italiani.

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