giovedì , 16 Settembre 2021

Il vincitore del Premio Campiello, Giorgio Fontana, al Pedrocchi di Padova

Il giovane Giorgio Fontana, vincitore del Premio Campiello con “Morte di un uomo felice”, edito da Sellerio, ha festeggiato ieri, la recente assegnazione del premio, al Caffè Pedrocchi di Padova con un incontro che ha visto riuniti i migliori scrittori della sua generazione: Francesco Targhetta, Emmanuela Carbè, Claudia Durastanti e Giusi Marchetta. Considerati un vero e proprio «vivaio di talenti» letterari che si sta imponendo all’attenzione della critica, i giovani autori hanno affiancato il loro coetaneo con considerazioni sullo “stile” con cui Fontana si è fatto conoscere, inaspettatamente e meritatamente.

Giorgio Fontana
Giorgio Fontana

Il romanzo, già presentato a giugno, ha assorbito dalla città «una buona dose di fortuna» e ora, al Pedrocchi, ha visto un triplicarsi di pubblico: la Sala Verde, all’entrata, ha accolto lo scrittore con una folla assiepata in piedi data l’esiguità delle sedie, curiosa e “interattiva”, pronta a porre le proprie questioni su un libro che ha fatto parlare di sé, sia per il contenuto, sia per come è scritto. «Si parla sempre di Giorgio – commenta Giusi Marchetta – come di un “giovane” scrittore, ma non è solo questa la sua identità, l’importanza della sua prosa consiste nel saper riannodare i fili con la tradizione, dietro quello che scrive c’è un rapporto ragionato con la letteratura, un pensiero vivo».

Fontana è stato in grado, quindi, di trovare una «voce legata al filo intimo della narrazione»: il suo lavoro è fatto di musicalità e di immagini. «Scrivo– commenta – facendo attenzione soprattutto alle frasi, alla loro estensione ritmica e all’uso delle immagini, mi sforzo di non incappare in metafore scontate: questa è la mia idea di riscrittura, voglio allacciarmi inoltre a un giochino che chiamo “nonni e nipoti”, che dice chi omaggia chi. Il mio punto di riferimento è Giovanni Testori, autore de “Il ponte della Ghisolfa”, uno scrittore che mi ha dato tantissimo».

Tra gli altri autori “padri” citati spuntano nomi importanti come Cesare Pavese e Natalia Ginzburg: sono trascorse due generazioni ma il “fiume” della scrittura fluisce ancora, senza soste, trovando in un nuovo gruppo di giovani scrittori una valida continuazione. E’ interessante notare poi come, dal punto di vista contenutistico, il libro venga presentato a Padova, città che ha vissuto intensamente gli anni di Piombo: c’è un parallelismo infatti tra la fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia e la situazione del protagonista, il magistrato Giacomo Colnaghi. Uno dei presenti in sala ha inoltre commentato: «Non hai vissuto gli anni di piombo, ma la tua prosa costituisce l’espressione più vera di quegli anni». Magia?

Camilla Bottin

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