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Teatro Olimpico, Vicenza ha ritrovato Medea e i tormenti della donna

Emma Dante riprende lo spettacolo che, due anni fa, le era valso la candidatura alla direzione artistica al Teatro Olimpico, “Verso Medea”, un mito riattualizzato alla luce dei recenti infanticidi per cantare, con una cellula di racconto tratto dall’omonimo testo di Euripide, la libertà di una donna barbara che sa uccidere la propria discendenza allo scopo di punire il compagno adultero.

Giasone e Medea, il greco di Corinto e la straniera, si confrontano su una scena scarna, priva di orpelli: bastano un gilet con i brillantini o una bandana nera per far risaltare dal coro di donne personaggi quali Giasone e Creonte. Il sogno ricorrente che il gruppetto di donne di Corinto ha modo di commentare in realtà allude a una mancanza di fertilità: nella città, popolata da uomini (e infatti le donne sono interpretate da uomini, come nell’originale teatro greco), solo Medea è in grado di procreare, di assicurare una discendenza. Il compagno, arrivista e meschino nelle sue trame di potere, può contare solo su di lei, ma la barbara, sola in una terra non sua, priva di patria e di famiglia, gli nega il suo appoggio.

«Aspetta di essere vecchio per piangere» gli urla dopo il misfatto: il parto, avvenuto dietro una coperta, si fa esso stesso corporeità con la trapunta che funge la presenza di un bambino da coccolare. Eppure Medea, mezza fattucchiera e mezza pazza, in preda a spasmi nervosi, è un agglomerato di sensualità: il vestito che indossa, nero, ha delle macchie di colore rosso sul seno e allude al suo corpo esasperato e usato per secondi fini. La parlata, in siculo stretto, si avvale di pose gestuali dirompenti e vede il coro disporsi in una fila parallela al pubblico: i dialoghi, a tratti un poco vaghi, non del tutto valorizzati, si completano di intermezzi musicali magici cantati dai Fratelli Mancuso, polistrumentisti che, da un angolo del palco, stretti in un abbraccio, sanno rendere l’anima della tragedia.

I cinque “stacchi” sono particolari, si va dalla traduzione in siciliano di un frammento di Euripide a un testo che mescola latino e greco fino a un incomprensibile grammelot. Elena Borgogni, ovvero Medea, è giovane ma ossessiva nella sua dirompenza, è lei la vera protagonista dello spettacolo: di fronte a lei Giasone, Carmine Maringola, perde parte del suo fascino, ma lo riattiva nell’insieme corale che vede uomini interpretare donne (Maringola alle prese con il personaggio di Mariarca, D’Onofrio con Giuseppina, Campagna con Caterina, Scarpinato con Rosetta e Celona con Mimma).

Emma Dante si ritrova a suo agio con la Compagnia Sud Costa Occidentale, e lo fa mettendo in scena un testo intriso di significato e rendendolo vivo, presente: è il ritmo della vita che prende corpo. Il prossimo appuntamento al Teatro Olimpico è per sabato 25 e domenica 26, con Jesus di Babilonia Teatri.

Camilla Bottin

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