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Particolare del quadro Edipo a Colono di Fulchran-Jean Harriet (1776-1805)

Teatro Olimpico, l’Edipo a Colono secondo Konchalovsky

Venerdì 17 e sabato 18 ottobre andrà in scena la quinta tappa del 67° ciclo di Spettacoli Classici all’Olimpico di Vicenza, ed è forse una delle più attese. Si tratta della prima mondiale di uno spettacolo pensato in esclusiva per il teatro palladiano, dal pluripremiato regista russo Andrei Konchalovsky. Il recente vincitore di un Leone d’argento alla Biennale di Venezia ha adattato per l’occasione L’Edipo a Colono di Sofocle.

Si tratta di una trascrizione abbreviata del dramma sofocleo, con quattro attori italiani in compagnia di Julia Vysotskaya, moglie e musa del regista, e con le musiche di Sergei Prokofiev.

“Finora, questo ciclo di spettacoli classici non lo si può sicuramente definire banale – commenta il vicesindaco Bulgarini d’Elci –  ed anche per la prima mondiale dello spettacolo del maestro Konchalovsky le aspettative sono alte. Edipo a Colono tratta il tema dell’esilio e della morte, della scelta su dove andare a morire: sono tutti temi tra i più dimenticati nella cultura contemporanea, ma quanto mai attuali e utili”

“Sofocle trasforma Colono, la sua città d’origine – continua Flavio Albanese, il presidente della Fondazione Teatro Comunale di Vicenza – nella città dell’accoglienza, che accetta con le sue bellezze l’autore dei più terribili delitti. Mai il Teatro Olimpico di Vicenza è stato così accogliente, ospitando tante rappresentazioni così diverse tra loro. Solo attraverso cose come questa, coltivando cioè il valore della differenza, il teatro e la cultura riusciranno a farsi educatori etici e sociali per le nostre comunità”

Andrei Konchalovsky
Andrei Konchalovsky

“Ho cercato di portare in scena i tre sentimenti – dice il regista Andrei Konchalovsky – che sono poi anche le tre maschere, tipici della tragedia antica: il riso, il terrore e il pianto. Oggi è importante lavorare per evitare quella che Umberto Eco chiama la ‘perdita della memoria’: ogni comunità è minacciata culturalmente dalla quantità di informazioni che ricava semplicemente dallo schermo di un telefonino. Si tratta di una quantità senza qualità. Coltivare la memoria, anche rivisitando i grandi classici della nostra tradizione occidentale, significa arricchire la cultura e non farla evaporare. Il mio lavoro di questi anni, tra cinema e teatro, è volto proprio a questo scopo, ma non voglio parlarne molto, perché la parola spesso nasconde la verità. Preferisco trasmettere sentimenti attraverso l’esperienza estetica del teatro, e lasciare al pubblico la possibilità di far nascere nuove idee dalle impressioni ricavate. Ho promesso ad Emma – conclude il regista, riferendosi ad Emma Dante, direttore artistico del ciclo vicentino – di fare più casino possibile con questa tragedia: il casino è riuscito, ma la tragedia è lì da vedere”

Riccardo Carli

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