lunedì , 13 Settembre 2021

Olimpico, è piaciuta a tutti la Pazzia di Orlando raccontata dai pupi

La tradizione siciliana dei “cuntastori” è approdata, nel weekend che va dal 10 al 12 ottobre, al Teatro Olimpico di Vicenza: Mimmo Cuticchio, allievo del noto Peppino Celano, raccoglitore di “cunti”, si è splendidamente prodigato, insieme alla “azienda di famiglia”, nel recupero del valore della materia epica carolingia rimaneggiata dall’Ariosto nell’Orlando Furioso. Essa, nello spettacolo “La pazzia di Orlando ovvero il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla Luna”, facente parte dell’Opera dei Pupi, si è dispiegata attraverso la gestualità dei pupi siciliani, una sorta di marionetta con struttura di legno e articolazioni altamente snodabili.

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori» riecheggiano nella voce ardita e suggestiva di Mimmo Cuticchio che accompagna le movenze dei personaggi: un “teatrino” dentro il teatro, con un vero e proprio effetto di scatole cinesi, ha visto animarsi le vicende dell’innamoramento di Angelica e della successiva follia di Orlando. Lo sfondo del teatrino, intercambiabile, mostrava la corte di Carlo Magno, le mura di Parigi, il Castello delle Menzogne e infine la Luna: incredibile la sequenza di duelli che ha visto contrapporsi paladini e saraceni, in un’alternanza feroce di stoccata e difesa, una varietà di balletto accompagnato dalla musica dal vivo suonata dall’orchestrina composta dai giovani Nicola Mogavero, Marco Badami, Mauro Vivona, Alya Bakieva e Francesco Biscari.

Cloridano e Medoro cadono a terra, Angelica si innamora della bellezza di Medoro, ferito ma non ucciso dalla furia cristiana: il paladino Orlando, con la sua anacronistica corazza e l’elmo piumato, perde il senno e tocca al cugino Astolfo recuperarlo. E’ questo il “casus belli” che porta al confronto con il Mago Atlante: Astolfo si ritrova a combattere contro mostri mitologici – egregiamente rappresentati dalle figure dei pupi – ma ne esce vittorioso e come bottino ottiene l’ippogrifo, cavalcatura alata. Queste vicende sono ben note ai più ma la sensazione di trovarsi di fronte a un patrimonio orale inedito prevale, l’“Orlando furioso” trova la sua compiutezza nel racconto: si torna per un attimo bambini in preda alla curiosità, alla meraviglia, la magia del soprannaturale irrompe tra le mura della quotidianità.

Lo spettacolo, boccata d’ossigeno in un teatro che vuole innovare senza tener presente la magia di fondo dello “stupore” per la semplice bellezza della parola e delle vicende narrate, si ripete simile nella forma da anni: la tradizione familiare dei Cuticchio, pupari di professione, si innesta sulle radici stesse della Letteratura e come tale ha saputo attirare a teatro più giovani del solito. E’ stato inusuale infatti trovare tra le gradinate bambini e ragazzi. Il prossimo appuntamento, il 17 e il 18 ottobre, vedrà invece in scena l’“Edipo a Colono – Il re randagio” di Konchalovsky, tratto dall’omonima tragedia di Sofocle.

Camilla Bottin

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