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A Vicenza il coordinamento Cgil dei lavoratori delle Basi americane

E’ stato istituito quest’oggi, a Vicenza, il Coordinamento dei lavoratori delle Basi militari Usa in Italia che intendono organizzarsi e farsi rappresentante dalla Filcams Cgil. Lo hanno reso noto oggi il delegato nazionale di settore della Filcams, Andrea Montagni, ed il segretario generale della Filcams vicentina Alessio Odoni. E’ avvenuto in un incontro,  al San Raffaele di Monte Berico, al quale erano presenti delegazioni provenienti da tutte le basi militari statunitensi d’Italia. “La riunione è andata bene – ha detto Montagni, – ed abbiamo stabilito di realizzare tre assemblee con i lavoratori prima del 15 dicembre: una a Vicenza, le altre a Sigonella e a Camp Darby, nei pressi di Livorno. Tutte comunque all’esterno delle strutture”.

“I lavoratori delle basi – ha poi aggiunto Odoni, a margine dell’incontro – ci chiedono a gran voce di essere liberi di associarsi al sindacato che a loro aggrada. La Filcams Cgil dà la priorità alla difesa e alla tutela dei diritti dei lavoratori”. All’incontro erano presenti, tra gli altri, Franco Martini, componente della segreteria nazionale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams, Adriano Filice, segretario organizzativo Cgil Veneto e i rappresentanti delle Camere del lavoro di Vicenza, Catania, Pordenone e Livorno.

Ricordiamo che nei giorni scorsi sei era anche aperta una polemica sul rapporto tra la Cgil e le basi militari americane in Italia, proprio in vista dell’incontro di oggi. Una polemica che alla Cgil vicentina non era piaciuta, tanto che Marina Bergamin, segretaria generale provinciale era intervenuta sottolineando come si ironizzasse e speculasse “sulle posizioni tenute dal sindacato al tempo della costruzione della caserma Dal Molin e sul diritto di rappresentare oggi chi ci lavora.”

E non si era fatta attendere la puntualizzazione della segretaria. “Sulle basi militari  – aveva scritto in una nota Marina Bergamin – e nello specifico sul Dal Molin, la Cgil di Vicenza non ha cambiato idea. Le nostre posizioni di oggi, sono le stesse del tempo burrascoso della sua costruzione: nessun antiamericanismo, ma valutazioni di ordine geopolitico, etico, ambientale che restano immutate. Il Dal Molin era e resta una ferita alla città, già troppo militarizzata. Non ci pentiamo di aver partecipato a quel grande movimento che, speriamo, darà ora il suo contributo nella costituzione del Parco della Pace”.

Né allora né ora, abbiamo abbandonato i lavoratori: la difesa legittima dei loro diritti è un nostro preciso dovere. Da anni, e ben prima della vicenda Dal Molin, abbiamo provato, in tutta Italia, ad offrire a questi lavoratori l’opportunità costituzionale di scegliere da chi farsi rappresentare. Invano. Ma anche se la Cgil al momento non è riconosciuta dall’amministrazione americana, i rapporti con molti lavoratori si sono mantenuti. Non bussiamo alla porta e non chiediamo favori. Laddove ci sono lavoratori, là deve esserci il sindacato se i lavoratori lo chiedono. A loro deve essere dato il diritto di scegliere”.

“Così come fummo vicini ai lavoratori che costruivano il Dal Molin, – conclude la segretaria – allo stesso modo vorremmo esserlo con quelli che ci lavorano, alla luce del sole, senza pentimenti e senza ambiguità. Il Dal Molin c’è, i lavoratori ci sono, i problemi pure: dovremmo sottrarci proprio noi?”

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