Arte, Cultura e Spettacoli

“La ninna nanna del Fuhrer”. Un libro sul rapporto tra la musica e il nazismo

Il fallimento dell’umanità, giunto a compimento con Auschwitz, non si può esprimere a parole. Il dolore infatti può trovare espressione solo con l’arte, con la “dissonanza” portavoce delle vittime, degli umiliati e degli offesi. In questo senso, Francesco Toso, musicista di professione, ha cercato di individuare nel saggio “La ninna nanna del Fuhrer” edito da Persiani, le radici del rapporto che intercorreva tra la musica e il nazismo.

Francesco Toso
Francesco Toso

“Sono stato, fin da piccolo, appassionato di storia – spiega Toso -. In particolar modo trovavo interessante il periodo della Germania nazista: non riuscivo a capacitarmi del fatto che un popolo tanto colto e appassionato di musica come quello tedesco fosse in grado di macchiarsi di tali crimini. Così ho cominciato a leggere quanto più potevo su quell’epoca e in particolar modo mi è stato di grande aiuto il monumentale saggio di Shirer, “Storia del Terzo Reich”. Ovviamente i miei studi musicali mi hanno sostenuto nelle ricerche e così ho colto l’occasione di scrivere una tesi di laurea specialistica in musica da camera che riguardasse non solo la musica nata nei campi di concentramento ma anche la musica schierata dalla parte del regime e quella di altre epoche e contesti che veniva strumentalizzata dal potere”.

Hitler e Goebbels consideravano la musica alla stregua di una “magia” attraverso la quale “manipolare e ipnotizzare le masse”: il suo scopo però non si esauriva nelle marcette trionfali, ma doveva essere “fonte di salvezza per il Volk tedesco” e in quanto tale racchiudere in essa il suo spirito più autentico, secondo Tacito racchiuso nelle parole “terra, divinità, famiglia”. Riemerge così dall’antico Pantheon tedesco la figura di Wotan, “l’incarnazione del furore teutonico”: facendo riferimento all’omonimo saggio di Jung, Toso afferma che “la Germania nazista fu l’unico stato nella storia moderna a reggersi su principi culturali e spirituali invece che su principi economici e politici”, indica la “possessione” di tali valori da parte del popolo tedesco.

libro-toso-hitlerL’autore, che ha coltivato sia gli studi classici sia quelli musicali con il diploma in clarinetto e in canto lirico e una laurea in storia antica, ha proseguito, dopo la pubblicazione, l’intento divulgativo del suo saggio con conferenze-concerto dove la musica si alternava alle parole senza imporre punti di vista, lasciando parlare i documenti e gli spartiti soprattutto. Per quanto riguarda la “musica concentrazionaria”, si trattava di un “ritorno illusorio alla vita precedente alla prigionia”, un “lasciapassare” per la sopravvivenza: ne è una testimonianza la pianista Alice Herz Sommer, che ora ha più di 109 anni e che, nella lettera che precede il libro, definisce il suo strumento “compagno” e “angelo custode che l’ha fatta restare aggrappata alla vita”.

Concentrandosi su Theresienstadt, Toso racconta, in maniera precisa, la beffa del film-documentario realizzato in occasione della visita dell’esponente della Croce Rossa danese: i prigionieri, mascherati da persone felici residenti in una città destinata solo a loro, dovevano manifestare un’apparenza di normalità, impossibile da ritrovare, secondo alcuni studiosi, nei volti visionati successivamente nei vari fotogrammi. Gli episodi narrati nel saggio sono molteplici e degni di essere conosciuti: la lettura de “La ninna nanna del Fuhrer”, con una presentazione di Franco Perlasca, figlio di Giorgio, è assolutamente consigliata. Ora l’autore sta approfondendo una ricerca sulla dittatura rumena di Ceausescu, impegno che alterna ai suoi impegni lavorativi come corista al Teatro Regio di Torino con il “Requiem” e l'”Otello” di Verdi e come insegnante. “Non è possibile comprendere l’enormità di quello che è stato perpetrato da esseri umani nei riguardi dei loro simili”. L’unica soluzione all’Olocausto resta la memoria. Per cui ricordiamo.

Camilla Bottin

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