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Caso Ermes Mattielli, la morale a rovescio

Da Filippo Busin, parlamentare della Lega Nord, riceviamo e pubblichiamo 

Il fatto. Due criminali entrano in una proprietà privata per rubare. Il proprietario li sorprende, ma i due ladri, per altro recidivi, non si perdono d’animo e con delle spranghe di ferro in mano vanno verso l’uomo che, avendo difronte due persone adulte decise a ferire (altrimenti una volta scoperti sarebbero fuggiti anziché armarsi e avanzare), si spaventa e si difende con la pistola che ha tra le mani. L’uomo spara perché in quel momento teme per la sua vita, ha la pistola tra le mani perché da anni la sua proprietà è oggetto di furti ripetuti di ogni tipo, dal materiale di lavoro sino al sacchetto di pane nella cassetta. Spara e ferisce, ma senza volontà di uccidere, per paura ed esasperazione.

Il calvario; un mondo a rovescio. L’uomo è Ermes Mattielli di Arsiero, artigiano di 57 anni. I malviventi Cris Caris e Blu Helt, di 27 e 32 anni, già noti alle forze dell’ordine e con condanne precedenti. Mattielli viene condannato in primo grado a un anno per lesioni. Le lesioni che ha subito lui con i ripetuti furti evidentemente non contano. Dopo il ricorso in appello, i giudici di secondo grado accolgono l´istanza dell´accusa pubblica e privata e riqualificano l’ipotesi di reato in tentato omicidio. E la legittima difesa? Sparita, insieme al diritto alla proprietà privata! I due malviventi chiedono di essere risarciti inizialmente con 500 mila euro, ora si parla di 120 mila euro. Per loro una condanna di 4 mesi. Dopo questo fatto l’artigiano chiude l’attività e ora vive di lavoretti finalizzati alla sopravvivenza. I due ladri, invece, non hanno di questi problemi.

Il motivo per cui Mattielli è accusato di tentato omicidio sta nel fatto che è uscito a vedere cosa stava succedendo armato. Ora chiedo, se alle 22.50 a casa vostra scatta l’allarme e avete la certezza che ci siano degli intrusi, cosa fate? Certo l’ovvio è chiamare le forze dell’ordine, ma quante altre volte lo aveva già fatto Mattielli? Allora esce armato solo per intimorire, e solo dopo che i malviventi, invece di scappare a gambe levate come chiunque si aspetterebbe, lo affrontano minacciosi con delle spranghe, inizia a sparare.

In tutto questo c’è una morale al rovescio, perché chi si è difeso è condannato, chi ha rubato verrà (probabilmente) risarcito. Un paradosso che sarebbe piaciuto a Carlo Collodi, del resto l’Italia attuale è uguale a quella descritta in Pinocchio. Il solo fatto che la nostra legge consenta che venga avanzata una richiesta di risarcimento è un oltraggio al nostro senso della giustizia. Da chiedersi cosa sarebbe successo se Mattielli fosse uscito disarmato. I ladri avevano delle spranghe di ferro in mano e le avrebbero usate. Se al posto di Mattielli ci fosse stata una donna non in grado di difendersi, la violenza dimostrata dai malviventi dove si sarebbe spinta? In questo caso niente paura, per loro ci sarebbero state giustificazioni sociologiche che attribuiscono le colpe alle condizioni disagiate, all’ambiente famigliare, alla mancanza di opportunità, e comunque avrebbero beneficiato di uno dei numerosi svuotacarceri.

Nota finale: tutto questo è accaduto nella notte del 13 giugno 2006. Da allora un uomo vive nell’incertezza assoluta, otto anni e mezzo senza sapere quale sarà il suo destino, con l’unica certezza che lo Stato italiano non è dalla sua parte.

Cosa possiamo fare? Farci sentire, non far passare inosservato il fatto, non lasciare che la vicenda scivoli nell’oblio, perché la prossima notte dei malviventi potrebbero entrare anche nelle nostre case, forti di un precedente che li autorizza, che li spinge a farsi ferire per poi chiedere di essere risarciti e continuare a vivere alle spalle del sistema, ma con il danno preciso e grave nei confronti del singolo privato. Singolo che potrebbe essere ognuno di noi.

Filippo Busin – Parlamentare Lega Nord

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