mercoledì , 28 Aprile 2021

“Io nessuno e Polifemo” ha aperto la stagione del Teatro Olimpico di Vicenza

Si dipana, senza mai arrestarsi, in questi giorni, al Teatro Olimpico di Vicenza, l’interminabile tela di Penelope: le tre ballerine in scena, Federica Aloisio, Giusi Vicari e Viola Carinci, sulle coreografie di Sandro Maria Campagna, ne restano avvinghiate, lanciando agli spettatori immobili degli urli silenziosi. Gli abiti di scena, curati dalla regista e interprete Emma Dante, riflettono il candore di una vittima, il Ciclope Polifemo, reso immortale dalle avventure di Ulisse raccontate nel IX libro dell’Odissea di Omero.

L’eroe, il «distruttore di Troia», come lui stesso si definisce, è interpretato da Carmine Maringola e il suo atteggiamento arrogante e sbruffone, da donnaiolo impenitente, si muove a passi di danza rock, con le musiche dal vivo della brava Serena Ganci. Il confronto tra Ulisse e Polifemo è serrato, mediato da una superba Emma Dante in abito scuro maschile: non c’è dialogo bensì scontro tra l’eroe e il pastore napoletano (ebbene sì, la vicenda non si svolge in Sicilia ma vicino ai Campi Flegrei), privato del suo unico occhio.

Si pone spesso l’accento sulla solitudine del Ciclope, pastore pacifico che ha trovato la sua grotta saccheggiata dai greci: la sua rabbia – racconta – è legittima, si è visto invadere la sua terra. Segue, sempre sull’estro creativo in musica di Serena Ganci, un balletto che vede Polifemo ingerire i pupazzetti in legno portati in scena all’inizio dalle ballerine “meccanizzate” in onore degli “scatti” che portano gli uomini ad agire secondo istinto.

Salvatore D’Onofrio, uno spontaneo Ciclope, finisce così per diventare una bambola inconscia nelle mani del Fato: Emma Dante, nei panni dell’intervistatrice, attraverso un procedimento maieutico che fa venire a galla la verità poco alla volta, arriva a rovesciare il mito. L’operazione di riscrittura che prende piede a partire da un testo pubblicato dall’autrice nel 2008 nella raccolta “Corpo a corpo” (Einaudi), si compie interamente in uno stretto dialetto napoletano: la produzione del palermitano Teatro Biondo si sposta così a Napoli, con i vari “jamme”, in un’ironia e leggerezza inusuali in una materia così densa di riflessioni esistenziali.

Il programma del 67° Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza si apre così con un’anteprima mondiale dalla durata di un’ora e un quarto: uno spettacolo breve sì, ma intriso di significati filosofici, la vetrina ideale per una panoramica sul mondo epico che proseguirà con “Menélas-Rebétiko Rapsodie”, “Giulio Cesare-Pezzi staccati”, “La pazzia di Orlando ovvero il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla Luna”, “Edipo a Colono-Il re randagio”, “Verso Medea” e “Jesus”. Vicenza ora è “teatro del mondo”, il 20 settembre alle ore 21 ci sarà l’ultima rappresentazione di “Io, nessuno e Polifemo”, intervista impossibile da non perdere.

Camilla Bottin

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