Veneto

Mare Nostrum, Zaia, “No a requisizioni di edifici pubblici per far fronte agli arrivi”

Nuovo affondo del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, nei confronti del governo in merito alla questione dell’immigrazione e, nello specifico, di Mare Nostrum. Zaia e la Regione parlano della questione come di un’emergenza che sta ormai interessando tutte le provincie del Veneto, e lo fanno prendendo soprattutto spunto da una notizia, riportata da alcuni organi di stampa questa mattina, secondo la quale a Roma si penserebbe di far fronte agli arrivi con la requisizione di edifici pubblici.

“In Veneto – avverte Zaia – comandano i Veneti. Non esiste che il governo, o i suoi rappresentanti sul territorio, ci comunichino a mezzo stampa che per ospitare i migranti di Mare Nostrum verranno requisiti degli edifici pubblici. E’ ora di smetterla con questa vergognosa ipocrisia dell’ospitalità selvaggia, che ha mosso già 150 mila disperati, facendo loro balenare un mondo di agi e bengodi che non esiste”.

“Il Veneto ha già dato – insiste il presidente della Regione – e ha già ampiamente dimostrato di non essere razzista, ma una terra di seria accoglienza, perché qui ospitiamo già mezzo milione di immigrati, gente per bene, con un preciso progetto di vita e con sincero spirito d’integrazione, che lavora e produce il 5% del Pil, i cui figli studiano nelle nostre scuole, parlano il dialetto meglio dei nostri ragazzi. Di queste 500 mila brave persone, già 40 mila sono state travolte dalla crisi, hanno perso il posto di lavoro e il loro dramma, assieme a quello degli altri nostri 170 mila disoccupati, è preminente rispetto a tutto il resto, perché questa sì è vera integrazione da valorizzare e difendere”.

“E’ insensato, folle – conclude Zaia – illudere l’altra sponda del Mediterraneo, riducendosi a fare i tassisti degli scafisti, senza un minimo di progetto. Nel semestre europeo di presidenza dell’Italia il governo ha  il dovere di dimostrare che conta qualcosa. Devono andare a Bruxelles ogni giorno, a pestare i pugni sui tavoli europei, perché l’Europa si renda coscientemente parte in causa diretta nell’affrontare questo tragico esodo e non continui a girare vergognosamente la testa dall’altra parte, prodiga solo di complimenti, di cui facciamo volentieri a meno, e di chiacchiere su questo misterioso Progetto Frontex, che si vorrebbe spacciare come soluzione di tutti i mali ma, almeno per ora, è solo un misero tentativo di tenere buoni territori che non ce la fanno più a reggere gli scaricabarile europei e nazionali”.

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