Economia

I sindacati negli anni della crisi. Un convegno a Vicenza ha fatto il punto

“I sindacati in Europa e in Italia negli anni della crisi”. Questo il titolo della ormai tradizionale giornata di studio, per i quadri e i delegati, che la Cgil vicentina organizza a settembre e che si è tenuto ieri in città. L’incontro ha visto come protagonista Mimmo Carrieri, professore ordinario di Sociologia economica e del lavoro all’università La Sapienza di Roma. Al tavolo dei relatori, la segretaria generale, Marina Bergamin, e i segretari Giampaolo Zanni e Fabrizio Nicoletti.

Carrieri ha illustrato i vari modelli del sindacalismo in Europa e nel resto del mondo occidentale, indicando i punti di forza e di debolezza di ciascuno di essi. Quello nordico, soprattutto svedese, che ha grande successo grazie all’alto tasso di sindacalizzazione, anche l’80%, dovuto a leggi che proteggono il lavoro. Quello tedesco poi, caratterizzato anche qui da importanti leggi che istituzionalizzano la presenza sindacale, ma soprattutto dalla pratica della cogestione aziendale, con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nel comitato di controllo dell’azienda. Questo consente alle imprese una programmazione sul lungo periodo. Altra tipologia è quella anglosassone, di modello inglese e statunitense, legata ai lavori e alle aziende, che risulta molto debole sul livello confederale.

Infine il modello italiano, caratterizzato da una grande capacità organizzativa e da un tasso di sindacalizzazione medio per l’Europa (38-40%) che però è notevole visto che insiste su un tessuto di piccole e medie aziende, tra le quali ben il 90% ha meno di quindici dipendenti. “Tutti i modelli sindacali comunque – ha puntualizzato il professor Carrieri – stanno attraversando, già da parecchi anni, una crisi dovuta a interventi legislativi, venuti soprattutto da governi di destra, che hanno tolto alle organizzazioni dei lavoratori risorse e potere. Il ritratto del mondo sindacale, sia in Europa che in Italia è chiaroscurale, o meglio vi sono degli elementi che fanno ben sperare e altri che vanno affrontati e risolti”.

Per esempio, è stato sottolineato, in Italia non va il rapporto con i giovani, che sono sempre più formati e specializzati ma non trovano lavoro stabile. Inoltre lavorano soprattutto nel campo dei servizi, che è caratterizzato da aziende molto piccole. In questo caso il sindacato fa fatica a rappresentare queste nuove generazioni. Ma secondo il docente romano, non mancano comunque segni di vitalità interessanti: “Negli anni – ha detto – si sono consolidate e rafforzate le reti sindacali, e vi è stato un maggiore coinvolgimento democratico dei lavoratori nei processi decisionali, anche grazie a momenti di elevata portata come i referendum”.

Molti gli elementi di riflessione, di studio e di analisi che Carrieri ha fornito ai sindacalisti della Cgil vicentina,  con due proposte emerse per il futuro: una movimentista  e l’altra neoistituzionalista. Quella movimentista è caratterizzata da uno sviluppo dell’attivismo sindacale che ha dimostrato forti risultati in Italia nel settore dei servizi e del terziario. Quella caratterizzata dal neoistituzionalismo invece, che prevede importanti protezioni pubbliche, richiede una inevitabile taratura delle leggi sul lavoro in vigore, in quanto le attuali, come lo statuto dei lavoratori, sono state scritte più di 30-40 anni fa.

Due modi diversi di vedere il sindacato che secondo il docente universitario non vanno però considerati separatamente. “Bisogna fare sintesi – ha detto – e per il futuro dobbiamo pensare a diritti fondamentali e ad un modo di applicarli comune a livello europeo. Le norme nazionali evidentemente non bastano più”.

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