Economia

“Il vino Clinto va valorizzato, non demonizzato”

I ristoratori aderenti a Confartigianato Vicenza scendono in campo in difesa del vino Clinto. Questo vitigno ha fatto di recente parlare di sé, come molti sapranno, per le traversie alle quali sono andati incontro alcuni produttori di grappa del vicentino che lo usavano per i loro distillati. In effetti la commercializzazione del vino ottenuto da uve di Clinto è vietata nel nostro paese, addirittura fin dagli anni ’30, a causa di un suo più alto contenuto alcolico rispetto agli altri vini. Bisogna aggiungere che non è così in altri paesi, nei quali il vitigno è per tradizione coltivato.

Christian Malinverni
Christian Malinverni

Non scendiamo nel merito di questa italica proibizione, possiamo magari sottolineare che la coltivazione delle uve di Clinto ha una tradizione anche in Veneto, e che il prodotto non ha mai probabilmente fatto male a nessuno, specialmente se usato nel processo di produzione di una grappa. Sul tema adesso interviene, come dicevamo, l’associazione degli artigiani vicentini che si schiera con decisione “a tutela di un prodotto che, essendo fortemente identitario della nostra cultura e patrimonio enogastronomico, merita di essere valorizzato anziché demonizzato”.

“Premesso che è stato più volte dimostrato – sottolinea Confartigianato – come questo vino non sia dannoso alla salute per il suo contenuto alcoolico, e al di là di regolamenti che in passato hanno colpevolizzato il vitigno, magari a favore di altre specie meno autoctone, vale invece la pena di sottolineare, da un punto di vista storico, che secoli addietro il Clinto poté apprezzarsi nel territorio veneto proprio per la sua grande capacità di adattarsi ai terreni poveri, determinando profitto per i contadini che allora lo coltivavano, trovando in esso il prodotto ideale per le esigenze familiari”.

“Come artigiani del gusto, noi per primi sappiamo – proseguono i Ristoratori Confartigianato  – quanto importante sia per la nostra cucina valorizzare il prodotto locale, una tendenza di riferimento per tutti gli chef. Lo dimostra l’utilizzo sapiente e variegato che del vino Clinto si fa nella ristorazione vicentina: basterebbe interpellare qualche nostro rinomato cuoco per capirne l’incredibile versatilità in cucina. Per questo manifestiamo solidarietà verso i nostri distillatori che sono stati sanzionati per l’utilizzo delle vinacce Clinto nelle loro grappe, ed esprimiamo perplessità su tali azioni. E’ davvero questo il male da debellare? È produttivo applicare norme arcaiche e contestate che, come effetto, generano danno al patrimonio enogastronomico? Non andrebbero forse concentrati gli sforzi su altri problemi, per esempio l’abusivismo dilagante anche nel nostro settore?”.

In conclusione, spiega Christian Malinverni, presidente dei Ristoratori di Confartigianato Vicenza, “anche il nostro vuole essere un contributo per sollevare un movimento di opinione, al fianco di altri colleghi e associazioni . Di fronte al lavoro e alle risorse impegnate da molti per costruire un’immagine positiva del nostro territorio, si deve fare attenzione ad azioni che possono svalutare in un attimo la reputazione di una intera filiera, che va dai produttori ai ristoratori. Tenendo conto, inoltre, che ci stiamo avvicinando sempre più a un evento come l’Expo 2015, dedicato al tema dell’alimentazione e delle biodiversità: il mondo punterà gli occhi sul grande patrimonio enogastronomico italiano e sulla nostra cucina, dove ha davvero senso valorizzare ogni nostro prodotto di nicchia, che è motivo di successo e orgoglio per il nostro Paese”.

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