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Orso in Altopiano, che fare? Nuovo intervento di Coldiretti

“Ventidue bovini, due asini ed una capra. Questa la strage compiuta in pochi mesi del 2014 dall’ orso M4, che alle spalle vanta precedenti significativi di predatore. Nel 2013, infatti, ha sterminato 15 bovini sul Monte Baldo, otto sul versante trentino e sette su quello veneto, e nell’anno precedente le statistiche erano analoghe. I forestali hanno tentato sia nel 2012 che nel 2013 di catturarlo, ma ogni tentativo è risultato vano. Ora l’ orso in questione continua a vagare indisturbato e nella più assoluta sicurezza per la sua incolumità, e continuiamo a sentire lezioni impartite da famosi esperti di plantigradi, che arrivano anche da territori lontani e indicano le norme di buon comportamento e convivenza con l’animale, considerato bizzarramente innocuo e schivo. È il caso della recente intervista ad un funzionario della Forestale, che ha maturato la propria esperienza in un territorio del tutto diverso dal nostro, quindi con problematiche non comparabili, inconsapevole di cosa sia la vita in malga, che ignora, tra l’altro, il fatto che di notte chi vive in malga è solo con sé stesso, senza alcun tipo di protezione per l’incolumità propria e degli animali allevati”.

A parlare così è Coldiretti Vicenza in una nota nella quale traspare non poca amarezza, comprensibile dato che la categoria che l’associazione rappresenta è particolarmente colpita nei propri interessi economici dalla presenza dell’orso sull’altopiano di Asiago. Tra l’altro, questa nuova riflessione di Coldiretti arriva mentre cresce nella zona la voglia di liberarsi a tutti i costi del problema. Non manca infatti chi, anche tra gli amministratori pubblici, già parla di abbattere il plantigrado, così come dichiarato alla stampa locale da alcuni sindaci dei comuni dell’altopiano. Si ritiene ad esempio che l’ orso M4 sia diverso dagli altri esemplari della sua specie, che abbia dei problemi, una maggiore aggressività. Per quanto non abbia finora mai attaccato l’uomo, si sottolinea che in futuro potrebbe anche farlo. E questo, secondo molti, potrebbe aprire la strada a soluzioni anche drastiche, assolutamente vietate invece dalle norme sulle specie animali protette tra le quali c’è anche l’ orso.

“Confondere – prosegue la nota di Coldiretti – le modalità di alimentarsi di un orso spietato, che lascia morire agonizzanti decine di bovini, asini e capre, con il fatto che anche l’uomo si alimenta degli stessi animali predati dal plantigrado è un’evidente distorsione, di fronte alla quale è opportuno che gli organi preposti riflettano prima di schierare funzionari o dirigenti che si lasciano andare a sconcertanti affermazioni. Dagli esperti arriva solo il consiglio di installare recinzioni per difendere gli animali, ma alla prova dei fatti questo serve solo a tener sotto controllo gli animali domestici. Coldiretti non ha pregiudizi nei confronti dell’orso o di altri animali selvatici. Le decine di animali sterminati non rappresentano un pregiudizio, ma un dato di fatto, di fronte al quale occorre interrogarsi e fornire risposte concrete”.

“Come bisogna interrogarsi – prosegue l’associazione degli agricoltori – sull’intero progetto Life ursus, che prevedeva il ripopolamento dell’orso bruno, per arrivare nell’arco di 40 anni ad una popolazione di circa 50 esemplari, mentre a soli 15 anni dall’avvio dell’iniziativa ci sono oltre 50 orsi nel solo Trentino. A dimostrazione di ciò la recente notizia che la provincia di Trento ha chiesto al Ministero dell’Ambiente che anche altri territori accolgano i loro orsi, in quanto sono troppi per la loro zona. Il progetto, evidentemente, è sfuggito di mano ai suoi ideatori, con conseguenze per gli abitanti dei territori interessati”.

“Sono trascorsi quasi due mesi – ricorda Martino Cerantola, presidente di Coldiretti Vicenza, – da quando, il 4 luglio scorso, è stata autorizzata l’installazione del radiocollare sull’orso M4. Decine di uomini stanno lavorando per la sua localizzazione e cattura, senza alcun risultato concreto. D’altro canto, se sono due anni che personale specializzato rincorre senza esito quest’orso per acciuffarlo, si fa fatica a pensare che i risultati possano cambiare. Forse è il caso di chiedersi se sia il caso di cambiare strategia, in considerazione del tipo di plantigrado che abbiamo di fronte, ed abbandonare i protocolli standard per applicarne uno alternativo per questi soggetti molto problematici, come è stato definito M4 da tutti gli esperti di orsi”.

Secondo Coldiretti insomma, confusione e inconcludenza regnano sovrane ed “da alcuni interventi e da lettere scritte ai giornali emerge chiaramente l’incapacità di comprendere ciò che sta accadendo, paragonando animali in libertà con altri che si trovano negli zoo o nei parchi naturali. C’è chi sostiene che i malghesi devono imparare a convivere con animali come lupi, linci ed orsi”.

“Una grave situazione – riprende Cerantola – che pone l’accento sul fatto che non siamo educati a conoscere e rispettare questo tipo di animali selvaggi. Coldiretti Vicenza ha da sempre chiesto l’allontanamento di quest’orso da luoghi in cui si trovano animali che possano essere predati e dall’uomo. La natura onnivora dell’orso gli permette di vivere cibandosi di molte altre cose, non solo di bovini ed animali allevati. È apprezzabile l’interessamento della gente che in malga trascorre qualche ora durante le calde estati cittadine, ma prima di scrivere lettere ai giornali o intervenire nei social network, occorre informarsi, conoscere il lavoro che viene svolto, con rischi e tutele”.

Coldiretti ricorda inoltre che 2alcune malghe stanno per essere abbandonate, per mettere in sicurezza gli animali e consentire ai malghesi di condurre una vita più serena. A rimetterci, evidentemente, sarà la collettività tutta, in quanto le malghe sono di proprietà dei Comuni e se non vengono utilizzate questi non percepiranno gli affitti, quindi oltre al danno economico nel medio periodo si assisterà all’abbandono totale di un patrimonio unico in Europa”.

“E questo capita – conclude il presidente di Coldiretti Vicenza – perché non si vuole affrontare in modo efficace il problema. La Regione Veneto ha approvato la modifica al piano di azione Pacobace, che prevede le modalità operative da applicare in questi casi, ma non viene attuato, mentre emergono nella stessa Regione posizioni divergenti. Da una parte chi sostiene che, pur comprendendo il disagio causato dall’orso agli allevatori, bisogna andare avanti. Dall’altra i sindaci dell’Altopiano che toccando con mano i problemi causati dal plantigrado ne chiedono l’abbattimento. Come fanno del resto, in Regione, anche l’assessore Elena Donazzan, che sostiene che non è più accettabile questa situazione e che l’orso va eliminato, ed il consigliere Costantino Toniolo, che si sta interessando per trovare la soluzione definitiva a questa anacronistica situazione. In mezzo ci sono gli allevatori e gli operatori turistici, che assistono tra l’incredulo ed il rassegnato, a questa farsa, subendone i danni economici che non saranno mai ripagati per intero”.

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