Musica, si conclude domenica “Mi Rifugio in Tour” del vicentino Davide Peron

Si concluderà domenica 31 agosto con inizio alle 14 al Rifugio Lancia di Trambileno, in Vallarsa (Trentino), il Tour musicale del cantautore vicentino Davide Peron. Partita lo scorso 27 luglio con lo slogan Mi Rifugio in Tour – una chiara allusione ai rifugi di montagna nei quali si sono tenuti i concerti – la rassegna ha scelto per l’edizione 2014 il tema della Grande Guerra, in sintonia con i molti eventi e manifestazioni in corso per il Centenario.

Giunto alla settima edizione, “Mi rifugio in tour” – che ha toccato località come Gallio, Valli del paubio, Arsiero, Santorso e Recoaro – ha proposto un’esperienza diversa da quella degli anni precedenti con ’99 Rico va alla guerra, uno spettacolo teatrale-musicale nei rifugi delle Piccole Dolomiti, luoghi che sono stati il teatro del primo conflitto mondiale. Nata nel 2008 con l’intenzione di unire musica e montagna, cultura e natura, l’iniziativa culturale negli anni si è ampliata ed è cresciuta, insieme al pubblico e agli obiettivi: alla musica si sono affiancati anche la buona cucina montana e i prodotti genuini, la storia della montagna e l’arte.

Peron 6“Quest’anno forse il tour non ha avuto dalla sua parte il clima: il freddo, la pioggia e anche la grandine ci sono venuti spesso a trovare nelle varie tappe – scrive Peron in una nota – . In ogni caso, nonostante il freddo e il tempo, ciò che ho avuto chiaro è che l’amore per la musica e la genuinità di vivere l’arte ha fatto sì che le tantissime persone giunte in cima ad ogni rifugio, rimanessero lì ad aspettare lo spettacolo.  A tutti voi, rimasti attenti ed emozionati ad ascoltare lo spettacolo comunque, io devo dire grazie. Grazie in modo speciale ai miei compagni di viaggio Marco Artusi, Carla Cavaliere e Roberto Dalla Vecchia che dopo tanta fatica hanno fatto del loro meglio emozionando sempre tutti i presenti.  Grazie al professor Cassuti e al Comitato Scientifico Grande Guerra per il patrocinio e l’emozionante lettura critica allo spettacolo.  Questa estate è successa una cosa che difficilmente si può spiegare: gli applausi senza fine al termine di ogni spettacolo, dopo quell’ora di silenzio condiviso dove le emozioni si esprimevano libere, lo sguardo pieno di commozione del pubblico non può avere parole. Vedere le lacrime di molti di voi, mi ha fatto capire che donare arte, può solo che avere come risposta la certezza più semplice e pura che l’anima ha bisogno di verità”.

“I ragazzi del ’99 – raccontano gli organizzatori dello spettacolo – hanno rappresentato nell’immaginario dell’Italia del dopo prima guerra mondiale e per un cinquantennio almeno, il fiore della gioventù che per la Patria ha combattuto, si è sacrificato, immolato e ha vinto. Non che prima non ci fossero stati altri ragazzi in guerra, ma dovendo eleggere dei campioni, gli ultimi diciassettenni andati al fronte son stati la scelta naturale: i rappresentanti di un paese giovane che costruiva la propria identità, finora incerta, sulle gesta eroiche di ragazzi che dal Piave son riusciti a ribaltare un conflitto che sembrava disperato. Ma le gesta degli eroi hanno, purtroppo, sempre un lato negativo: la retorica del fascismo ha usato i loro meriti a proprio vantaggio per celebrare la nascita di una nazione nuova. Di un impero”.

Ecco quindi che con l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, oltre ad affidare alla nuova gioventù le sorti della Patria, è stato del tutto naturale affidarsi anche alla vecchia gioventù, per avere maggiore certezza di vittoria: i ragazzi del ’99 richiamati in servizio. Quale ruolo possono aver svolto questi richiamati prima di venir congedati, spesso per carenza di materiale con cui equipaggiare le truppe, più che per anzianità? Quale esperienze possono aver passato a dei ragazzi che si sarebbero trovati ad affrontare anche loro una guerra di lì a breve tempo?

I racconti che sicuramente i nonni fecero ai boce in quelle caserme, in attesa della destinazione, forse sono stati il momento in cui veramente i vecchi ragazzi rividero con il distacco necessario le vicende avvenute vent’anni prima. E forse non tutti, ma molti certamente, riuscirono ad uscire dalla retorica che da un ventennio li pervadeva scorgendo fra le pieghe dei propri ricordi, quella mancanza di reale motivazione che stava dietro l’entrata in guerra dell’Italia nel ’15 e che si ripeteva in quel sciagurato giugno del ’40.

Peron 4Nella prefazione e lettura critica a cura di Antonio Cassuti (del Comitato Scientifico della Regione Veneto per il Centenario della Grande Guerra) si legge che “lo spettacolo è una sorta di confessione, al limite di una ingenua incredulità, del coinvolgimento sventurato nel dramma della Grande Guerra: il protagonista Rico, un ragazzo del ’99, ci consegna il suo diario sulla Prima Guerra Mondiale, sfortunatamente richiamato all’avventura della Seconda, a sottolineare la continuità tra le due: una lunga Seconda Guerra dei Trent’anni (1914-1945), a prova della insipienza di chi stava a capo dei paesi europei e, soprattutto, della vocazione espansiva, di dominio sul vecchio continente della Germania (sia nel ’14 che nel’39). E chi mai può, contro la stupefatta e incredula chiamata al fronte di Rico, dire che la Storia è maestra di vita? Agli autori, e sommessamente anche a noi, interessa cogliere nella sua autentica umanità, in un’occasione così drammatica, l’animo del protagonista. Vi riscopriamo leggerezza, spaesamento, culto dell’amicizia, accoglimento del destino come si può subire un temporale estivo che devasta la tua terra. E’ proprio la semplicità che emerge con forza, il carattere bonario e mai ribelle del protagonista. Non si cerchi la riscoperta dello Stanley Kubrick di Orizzonti di gloria, o il racconto del soldato tedesco magistralmente espresso da Erich Maria Remarque in Niente di nuovo sul fronte occidentale. Non è questo che vogliono i nostri autori. Davide Peron scava a fondo l’animo umano e mette in luce il rapporto con la Terra che si fa madre e testimone, al tempo stesso, delle nostre tribolazioni. Peron risponde con il suo No, con dei versi che solo apparentemente possono avere il sapore di una romantica fuga dalla realtà. Egli così canta: Preferisco di gran lunga il volo degli uccelli che riescono con un colpo d’ali ad avanzare nel cielo non di certo quegli aeroplani neri per la guerra… Io mi chiedo molto spesso che profumo ha il mondo, quanto poi è così lontana la vita dalla morte“.

Dopo una lunga gavetta, tra la fine degli anni ‘90 e il 2000 Peron ha incominciato a raccogliere i primi successi classificandosi ai primi posti in diversi concorsi musicali nazionali. È di questo periodo il primo disco: Davide Peron” (1998). Il secondo album Aria buona è uscito nel dicembre del 2008. Nel 2012 esce il suo terzo disco Fin qui. Prosegue un’intensa attività concertistica dando vita anche al Mi rifugio in tour, dove si esibisce con la sua band acustica in originali concerti tra prati e vette.  Ha portato le sue canzoni in festival internazionali come il Sommerfest di Hannover (Germania) e il Plai Festival di Timisoara (Romania) e in incontri fatti assieme a giornalisti e personalità che lottano in prima fila contro tutte le criminalità organizzate, tra i quali Roberto Saviano, Giancarlo Caselli, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Piero Grasso, Nando Dalla Chiesa.

Alessandro Scandale

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