lunedì , 26 Aprile 2021
Cimitero militare italiano d'onore di Francoforte sul Meno - Foto: Fabrizio Corso
Cimitero militare italiano d'onore di Francoforte sul Meno - Foto: Fabrizio Corso

Seconda Guerra Mondiale, i veneti caduti e dimenticati in un libro di Roberto Zamboni

È uscita a marzo 2014 in self-publishing l’edizione aggiornata del libro “Veneti caduti in prigionia. Dimenticati di Stato” con il titolo “Dimenticati di Stato – I caduti sepolti nei Cimiteri militari italiani d’onore in Germania, Austria e Polonia”, scritto da Roberto Zamboni di Montorio Veronese, un “civile” che dopo la personale esperienza di “recupero” dei resti dello zio Luciano, disperso nel secondo conflitto mondiale in un campo di concentramento tedesco, ha poi ampliato la propria ricerca ai nomi di altri caduti italiani sepolti in Cimiteri Militari Italiani d’Onore all’estero (Austria, Germania e Polonia), le cui salme sono dislocate in tali sedi senza che i parenti fossero a conoscenza dell’avvenuta sepoltura.

Roberto Zamboni
Roberto Zamboni

Si sa che dopo l’armistizio firmato l’8 settembre 1943 dal Maresciallo Badoglio oltre 650.000 militari italiani dislocati in Patria o nelle zone d’occupazione furono fatti prigionieri dai tedeschi e deportati in campi di concentramento: a loro venne assegnato lo status di Internati Militari Italiani senza quei diritti di assistenza della Croce Rossa riservati invece ai prigionieri di guerra. Lo zio di Roberto Zamboni, Luciano, scortato dai militi SS e dalla polizia altoatesina, fu internato a poco più di vent’anni a Flossenbürg come prigioniero politico italiano: utilizzato in lavori di scavo o di fatica in condizioni estreme all’interno del lager morì il 4 maggio 1945 da uomo libero, dodici giorni dopo la liberazione effettuata dall’esercito americano. I suoi resti, sepolti nel Cimitero del paese di Flossenbürg, sono stati poi traslati da OnorCaduti, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, nel Cimitero militare italiano d’onore di Monaco di Baviera.

La famiglia non era a conoscenza di tale trasferimento e così pure avvenne per centinaia di altre salme, sepolte senza che i parenti potessero sapere dove si trovano: a loro lo Stato ha lasciato solo la parola “disperso” visto che le comunicazioni di avviso non erano state fatte a tempo dovuto. Per tale motivo Roberto Zamboni si è preso a cuore questo arduo compito e con un incredibile lavoro di ricerca, in corso da ben vent’anni, si è messo a stilare la lista dei Caduti e il loro luogo preciso di sepoltura e a trasmetterli al Ministero della Difesa e ai Comuni affinché possano avvisare i parenti dei defunti. A intralciare il ricongiungimento tra i resti del defunto e la famiglia interveniva poi la legge del 1951 che vietava la possibilità di far rimpatriare i corpi di militari italiani sepolti nei Cimiteri militari italiani d’onore dall’estero.

«Per far modificare l’Articolo 4 della legge 9 gennaio 1951, n. 204 – spiega Roberto Zamboni – trovandolo assurdo ed ingiusto nei confronti di chi aveva perso un parente per cause di guerra, ho scritto a diverse personalità di governo e non (da tener presente che quando ho iniziato stilavo le mie missive battendole su una vecchia Olivetti e le spedivo materialmente), dal Ministero della Difesa (che non aveva e non ha poteri legislativi – sbagliando s’impara), all’allora Capo dello Stato Scalfaro, fino ai presidenti di Camera e Senato. Oltre alle varie petizioni inviate alle due Camere del Parlamento per la modifica dell’articolo che vietava i rimpatri, ho inviato a tali cariche istituzionali una proposta di legge per modificarne il testo, che è stato girato da Luciano Violante (allora Presidente della Camera dei Deputati) ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari, uno dei quali (Giuseppe Pisanu – tramite Roberto Lavagnini) ha fatto presentare il mio disegno di legge. Ho imparato in breve tempo il funzionamento delle nostre istituzioni e a usare la Costituzione per far valere i miei diritti e quelli dei parenti dei Caduti».

Una volta riuscito nell’intento di far abrogare la legge, Roberto a spese proprie ottiene il permesso di far rimpatriare i resti dello zio Luciano dando il via a un iter di “recupero”: lui ha mostrato la strada, ha dato il buon esempio, altre famiglie ora possono fare lo stesso. La descrizione del ritiro del “pacco postale” all’Aeroporto di Venezia è demoralizzante, la scatola che contiene i resti dello zio è trattata senza il rispetto dovuto a un militare che ha perso la vita per la propria Patria.

Zamboni, grazie alle sue ricerche, ora possiede una lista di oltre 16.000 nominativi, riportati anche nel libro “Dimenticati di Stato” e nel sito www.dimenticatidistato.com, a cui ha restituito l’esatta ubicazione della tomba: il suo compito di avvisare enti e Comuni non è semplice, non sempre trova collaborazione. «Purtroppo non tutti i Comuni supportano questa mia iniziativa – commenta Roberto – nemmeno rispondendo alle mie richieste. Per questo mi affido (oltre al mantenimento in vita del sito www.dimenticatidistato.com) ai social, e in particolare a Facebook, che considero un ottimo mezzo divulgativo. Come tutto ciò che gira in Rete, se usato con un po’ d’intelligenza, può essere sicuramente d’aiuto. L’unico difetto che ho riscontrato nella “community” (ma questo non è il caso della mia pagina), è che chiunque può postare montagne di cose inesatte e fuorvianti. La cosa che in tutti questi anni mi ha sempre fatto sorridere è che tutti quelli che ho contattato o mi contattano mi apostrofano come “Professor”, “Dottor” o altri titoli accademici che non ho. Infatti ho solamente la “terza media”. Quello che mi spinge ad andare avanti è la passione, la giustizia e la pietas».

Roberto Zamboni ha ricevuto come segno di riconoscenza per il prezioso lavoro di ricerca svolto la medaglia della città di Verona nel 2010, ma lui non lo fa per la gloria, bensì per dovere civico. «Per me è sempre un enorme piacere e una grande soddisfazione quando vengo contattato da dei figli che non hanno mai conosciuto i loro padri e che solo dopo tantissimi anni vengono a sapere che il loro congiunto non è uno dei tanti dispersi». Il libro si può comprare solo online o direttamente dall’autore: chissà che qualche vicentino, scorrendo le liste dedicate a Vicenza e provincia, non trovi il nome di qualche parente disperso: solo così, con grande gioia, potrebbe venire a conoscenza dell’avvenuta sepoltura all’estero e della possibilità di far rimpatriare i resti.

Camilla Bottin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità