Acqua

Vicenza, sale l’attenzione sulla questione fluoro nell’acqua dei pozzi

Comincia a serpeggiare una certa preoccupazione, a Vicenza, per la questione della contaminazione da fluoro dei pozzi d’acqua privati. E c’è anche un certo malcontento, originato da diverse cause. Innanzitutto è dei giorni scorsi una ordinanza del Comune di Vicenza nella quale, “per tutelare in via precauzionale la salute pubblica in relazione alla propagazione della contaminazione delle acque sotterranee da parte di sostanze perfluoroalchiliche in un’area di circa 150 chilometri quadrati che comprende anche il territorio di Vicenza” il sindaco Achille Variati “ordina a cittadini e imprese di dichiarare entro il 20 agosto al Comune di Vicenza l’eventuale proprietà di pozzi dell’acqua”.

Per i proprietari dei pozzi è anche scattato l’obbligo di far fare le dovute analisi, naturalmente solo se questi pozzi vengono davvero utilizzati per bere o produrre alimenti. Insomma una piccola emergenza, le cui origini per altro risalgono ad un anno fa. I proprietari dei pozzi potranno produrre analisi effettuate in laboratori accreditati, che non sono molti, e i risultati dovranno esser poi comunicati al servizio di igiene alimentare dell’Ulss 6.

Insomma, una seccatura per chi ha un pozzo, ma anche un po’ di preoccupazione generale per il territorio, sebbene le rassicurazioni non siano mancate. Su questi temi si è interrogato anche Raffaele Colombara, consigliere comunale di Vicenza, che ha presentato, proprio oggi, una Domanda d’attualità alla giunta vicentina sulla questione. Innanzitutto Colombara riflette sui motivi per i quali ci si deve rivolgere a laboratori privati per far fare le analisi sui pozzi…

“Un lavoro di analisi – scrive il consigliere – che avrebbe potuto essere svolto dai laboratori Arpav, la cui esperienza e professionalità è stata a lungo un fiore all’occhiello del nostro territorio, oltre che garanzia di indipendenza. Peccato che il laboratorio di Vicenza sia stato smantellato. Non si poteva tenere a Vicenza un laboratorio che si occupi delle nuove metodiche su questi inquinanti per fare prevenzione e non correre ai ripari dopo il fatto accaduto a tutela della salute dei cittadini? E infine, perché si è costretti a ricorrere a altri laboratori accreditati al di fuori di Arpav? Forse perché gli altri laboratori dell’Agenzia rimasti non sono in grado di far fronte alla medesima capacità analitica prima assicurata?”

“Non si va nuovamente in contrasto con il regolamento e la legge istitutiva di Arpav, che stabiliscono quali attività istituzionali di supporto alle Ulss devono essere garantite dall’Agenzia? Alla Regione, alle province, ai comuni, alle comunità montane ed alle unità locali socio sanitarie non è consentito mantenere o attivare propri laboratori o apparecchiature destinati al controllo ambientale, né fare riferimento ad altri che non sia Arpav. E così, entro il 20 agosto, privati ed aziende dovranno produrre le analisi a proprio carico”.

Colombara conclude chiedendo quali siano i rischi reali per il territorio “e in particolare se questo nuovo provvedimento sia dovuto a nuove evidenze o a rischi di inquinamento; quali siano le implicazioni e i costi organizzativi e finanziari per l’Amministrazione; se l’amministrazione abbia qualche notizia rispetto alle sorti del laboratorio Arpav di Vicenza, che in una situazione come l’attuale avrebbe garantito imparzialità e professionalità delle analisi, magari in convenzione con la Regione, senza far ricadere i costi sui privati”.

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