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Da sinistra a destra: Massimo Esposito, Morgan Prebianca e Marco Lucchini
Da sinistra a destra: Massimo Esposito, Morgan Prebianca e Marco Lucchini

Ovest Vicentino, dalla Cgil dati preoccupanti sul fronte del lavoro

Con 5095 iscritti nel 2013, ovvero il 16,7% in più rispetto all’anno precedente, il Centro per l’impiego di Arzignano è il primo della provincia per numero di posti di lavoro persi nell’Ovest Vicentino e per la conseguente difficoltà a ricollocare i disoccupati. Poco invidiabile dunque come primato. Un dato simile lo confeziona anche il vicino Centro per l’impiego di Valdagno che cresce del 16%. Diverso invece l’andamento a Bassano del Grappa e a Schio, dove i senza lavoro iscritti ai Centri per l’impiego sono scesi  nello stesso periodo dell’1,38% e dell’1,5%. Le Valli del Chiampo e  dell’Agno, dunque, sono le zone maggiormente interessate dalla crisi dell’occupazione.

E’ la fotografia sul mercato del lavoro in queste aree della provincia scattata dalla Cgil, più precisamente da Morgan Prebianca, responsabile della Camera del lavoro di Montecchio Maggiore, Marco Lucchini, responsabile della Camera del lavoro di Arzignano, e Massimo Esposito della segreteria della Fillea Cgil per l’Ovest Vicentino.

“Delle oltre cinquemila persone iscritte al Centro per l’impiego di Arzignano – ha spiegato Prebianca –, 1780 sono disoccupate, 320 inoccupate e 2995 hanno contratti di lavoro inferiori ai sei mesi e poi sono di nuovo disoccupate. Il 63% degli iscritti sono uomini, il 37% donne. Il disoccupato medio è maschio, ha tra i 40 e i 49 anni e come titolo di studio la licenza media. Nel primo trimestre del 2014 gli iscritti al Centro sono 1145. I dati forniti, tuttavia, sono parziali in quanto ci sono molte altre persone senza lavoro non iscritte al Centro per l’impiego”.

Analizzando la situazione dei singoli settori, l’edilizia è quella che soffre più di tutti. “Almeno la metà delle aziende del settore e affini sono in forte crisi – ha sottolineato Esposito –. Nove aziende su dieci utilizzano gli ammortizzatori sociali. Gli occupati iscritti alla Cassa edile due anni fa erano 5500, ora sono 3500 e, da ottobre 2013 ad aprile di quest’anno, 500 lavoratori sono usciti dall’industria. L’edilizia, sia civile che privata è ferma. Fanno eccezione il cantiere della Pedemontana e le manutenzioni stradali. Non c’è la mobilità in questo settore ed è difficile ricollocare i lavoratori, che sanno fare solo questo tipo di lavoro”.

Per quanto riguarda il settore della concia, si nota una flessione del numero di addetti. “Se nel 2007/2008, – ha ricordato Lucchini – gli anni di maggiore crisi del comparto, erano stati rispettivamente 12.071 e 11.834, ora sono 10.727. Il fatturato delle aziende è in ripresa. Nel 2013 si attesta a 948 milioni di euro, nel 2012 era di 728 milioni, nel 2007 di 1 miliardo. L’export delle materie finite nel 2013 è salito a 2 miliardi e 23 milioni, contro il miliardo e 805 milioni del 2012 (+12%). L’import nel 2013 è aumentato del 15,8% rispetto al 2012”.

“Il distretto della concia – ha concluso Lucchini – ha in sé una leggera flessione con un aumento di fatturato. La difficoltà sta a livello occupazionale. Molte aziende sono in concordato, ed è di ieri la richiesta di cessazione di attività da parte della conceria Giada di Arzignano. Le ditte, inoltre, di fronte ad ordinativi da completare magari il giorno dopo, ricorrono sempre di più all’uso degli straordinari, quindi richiedono flessibilità da parte del lavoratore. Nuovo input al comparto della concia si spera possa darlo Linea Pelle, la manifestazione che il prossimo settembre si terrà a Rho, e non più a Bologna, prima delle grande fiere europee”.

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