Cultura e Spettacoli

Arte, da Villaverla alla Scala di Milano

E’ visitabile fino a sabato 26 luglio nei suggestivi locali dei Forni Hoffmann in piazza Fornaci a Villaverla, recentemente restituiti alla cittadinanza e adibiti a sede di mostre ed eventi, l’esposizione personale del maestro Giuseppe Rigon che ripercorre trent’anni di pittura tra 50 locandine artistiche illustrate per il Teatro alla Scala di Milano (una di queste nella foto grande in alto), tutte autenticate, assieme ad alcuni dei suoi più importanti dipinti di paesaggi veneti. Colui che è considerato il più famoso villaverlese nel mondo dopo il Cardinal Elia Dalla Costa (che fu anche Vescovo di Firenze e dichiarato nel 2012 Giusto tra le Nazioni), torna oggi nel suo paese natale per donare ai suoi compaesani e a tutti gli amanti dell’arte e della bellezza la visione dei suoi dipinti realizzati con una tecnica ed una manualità capaci di trasmettere grandi emozioni.

taglio nastroClasse 1929 e oggi residente nel milanese, Rigon non ha mai dimenticato il legame con la sua terra, elemento che risulta evidente nella sua matrice veneta e nel fatto che quasi tutti i suoi quadri sono stati dedicati alla  terra d’origine, dalle lagune adriatiche alle colline vicentine e alla pianura lombardo veneta, a dimostrare come sia profondo il suo legame con il territorio. La mostra presenta però anche alcuni dipinti realizzati nelle sue visite a Mosca e Parigi, ma soprattutto è dedicata ad una prerogativa che lo ha reso famoso e in un certo qual modo “unico”: l’avere cioè dipinto le locandine degli spettacoli andati in scena alla Scala, il tempio della cultura e dello spettacolo italiani, in 35 anni di lavoro a contatto con i più grandi artisti del Novecento.

“Cosa fa la differenza tra un artista e l’altro? – ha detto il gallerista e critico d’arte Enrico De Rosso nel corso dell’inaugurazione della mostra a Villaverla -. La differenza la fanno il sentimento, la capacità di fare entrare nel magico mondo del pittore chi osserva le sue opere. La differenza la fa chi sa trasmettere il proprio messaggio con autentica poesia. La pittura è un’arte sublime che per diventare tale, oltre alla genialità, ha anche bisogno di tanta applicazione e sacrificio. L’amore per la natura del maestro è evidente e si trasferisce nella sua pittura. Tanti i suoi dipinti che  oggi assumono grande valore di testimonianza storica di un mondo ormai scomparso; guardando i suoi quadri riusciamo a cogliere l’essenza e l’incanto di quel tempo perduto per sempre, che nessuna foto al mondo riuscirebbe mai a trasmettere”.

Nel corso degli anni lo stile di Rigon è diventato essenziale, diminuiti al massimo i particolari decorativi con la presenza della luce che illumina cielo, acqua e terra, con la natura a dominare le tele. Le scene spesso sono ampie, i particolari e l’insieme diventano un tutt’uno a comporre un’espressione del paesaggio che sembra rispecchiare le leggi primordiali del mondo.

internomostrama“Proprio la natura nei paesaggi di Rigon acquista una solennità insolita – aggiunge De Rosso –  richiamando alla mente ricordi ed emozioni che vanno oltre il dipinto stesso. Basta guardare qualche sua “Venezia” esposta alla mostra per capire cosa si intenda per luci soffuse e sublimi trasparenze, efficace più di qualsiasi altra spiegazione. E quei casoni sospesi lungo piani orizzontali a mezz’aria tra cielo, acqua e terra, dove diventa quasi struggente il desiderio di essere anche noi là, lontano dai pensieri di tutti i giorni, liberi da tutti i vincoli della nostra vita quotidiana. Possiamo dire che i quadri di Giuseppe Rigon sono autentiche poesie alla natura, dove le parole vengono sostituite dalla potenza delle immagini che  riescono a generare emozioni forti e profonde”.

Parte dello stabile in mattoni rossi che comprende oggi anche la nuova sede municipale di Villaverla, lo spazio espositivo Hoffmann è un ottimo esempio di recupero architettonico e urbanistico realizzato a partire da un edificio considerato importante per la locale archeologia industriale. Il forno Hoffmann, che rimase in funzione fino agli anni ’80, è stato trasformato in una prestigiosa ed elegante sede di eventi artistici, con l’intento di diventare anche un museo sulla storia del laterizio e della fornace. Tra le esposizioni più importanti realizzate di recente, ricordiamo quella del 2011 Chernobyl – la memoria dimenticata, in occasione del venticinquesimo anniversario del disastro nucleare in Ucraina, organizzata dall’associazione di utilità sociale Gruppo Tre Valli di Valdagno per promuovere la riflessione attraverso una rassegna fotografica.

Alessandro Scandale

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