Arte, Cultura e Spettacoli

Antonio Lopez Garcia, a Vicenza il miglior artista figurativo vivente

Dopo 42 anni dall’ultima e unica esposizione italiana, torna nel nostro paese con una mostra personale uno dei più grandi artisti viventi, Antonio Lopez Garcia. All’epoca fu la gloriosa Galleria Galatea di Torino ad ospitare le opere dell’autore spagnolo, dal 24 dicembre al 8 marzo prossimi toccherà invece a palazzo Chiericati di Vicenza.

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Antonio López Garcia – Foto: hombreencamino.com

Grazie ai contatti avuti con Garcia per alcuni quadri da esporre nella grande mostra in basilica dedicata ai notturni, il curatore Marco Goldin è riuscito ad organizzare in quattro mesi anche una mostra personale di Garcia, da affiancare all’evento principale nei primi mesi del 2015. Venticinque tra i migliori pezzi della produzione di Garcia degli ultimi vent’anni, tra sculture, disegni e dipinti. Il tema dominante è naturalmente quello della realtà, tanto ricercata dall’artista spagnolo e così particolarmente espressa. Ce lo spiega proprio Goldin: “Garcia – ci dice il curatore – ha la caratteristica di dipingere solo quello che vede, e la sua grande cifra stilistica è il riuscire a bloccare la realtà che dipinge come in un luogo senza tempo. Gli oggetti della realtà vengono trasferiti in un luogo del nulla, sperimentano quello che si potrebbe definire il ‘per sempre’, non sono più legati ad un qui ed ora, ma si innalzano”.

“Nell’ultima sala di Raffaello verso Picasso – racconta Marco Goldin, in occasione della presentazione alla stampa –  c’erano due artisti contemporanei che hanno toccato il cuore dei visitatori, Andrew Wyeth, morto nel 2009, e Antonio Lopez Garcia, unanimemente considerato il più grande pittore figurativo vivente. Di lui c’erano tre opere, e volevo avere qualcosa di suo anche per la mostra dedicata ai notturni. Ha condiviso subito il progetto – continua Goldin – mostrandosi colpito. Gli ho chiesto alcuni suoi quadri, partendo dalle famose ‘ventane’ degli anni ’70, le finestre notturne disegnate guardando fuori dalla sua stanza, fino ad un quadro a me molto caro del 1950, rappresentante un giardino notturno”.

Sembra che Garcia si sia addirittura interessato personalmente per indirizzare a Vicenza le sue opere, in prestito dalle varie collezioni e musei. Scultore, disegnatore e pittore, Garcia si è del resto sempre ispirato alla cultura italiana, soprattutto quella legata ad autori come Donatello e Mazzoni, fino a De Chirico e Sironi. Presente in lui anche la grande lezione sul modo di esprimere la luce di Vermeer, oltre naturalmente a tutta la tradizione spagnola, a partire dal ‘600 di Velasquez. Sorprendente infine è l’influsso che su di lui hanno la statuaria ellenistica e la scultura egizia, assieme ai ritratti del Fayum.

“Abbiamo innanzitutto due sculture monumentali – continua Goldin, spiegando come verranno organizzati gli spazi della mostra – altre tre metri, che useremo sicuramente come porta d’ingresso della città per quei giorni in cui Vicenza diventerà nodo centrale dell’arte italiana. Sono la Carmen sveglia e la Carmen addormentata, e probabilmente sceglieremo Piazza Castello come luogo dell’istallazione. A palazzo Chiericati ci sarà poi la mostra vera e propria, con tutta un ala, quella sinistra, occupata dalle statue e dai busti umani, con relativi disegni di preparazione. Nell’ala destra invece ci sarà sicuramente una delle vedute dall’alto di Madrid, così realistiche e particolareggiate, e il Campo del Moro, con il suo particolare insistere sulla tematica finito-non finito, completo-incompleto. Ci sarà poi anche una sala di opere anni ’60, per vedere da dove tutto è cominciato”

“Garcia è proprio rimasto colpito dal progetto di Vicenza – conclude Goldin – Mi ha addirittura proposto di inserire un quadro a cui sta ancora lavorando. Considerate che lui dipinge solo ed esclusivamente quello che vede, per questo il quadro in questione è in sospeso da dicembre dell’anno scorso. Si chiama Notturno poniente n°3, e per poterlo finire Garcia sta aspettando di ritrovare in autunno lo stesso paesaggio lasciato mesi fa”.

Riccardo Carli

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