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Padre Paolo dall'Oglio, a destra nella foto, con il parroco di San Vincenzo in Thiene don Piergiorgio Sandonà
Padre Paolo dall'Oglio, a destra nella foto, con il parroco di San Vincenzo in Thiene don Piergiorgio Sandonà

Thiene, un incontro pubblico “Aspettando Padre Paolo Dall’Oglio”

Significativo incontro pubblico, questa sera a Thiene, alle 20.45, all’Auditorum Fonato, dal titolo “Aspettando Padre Paolo Dall’Oglio – Immagini dalla Siria”, organizzato dal Comune di Thiene e dalla Parrocchia San Vincenzo. Naturalmente si parla del missionario gesuita rapito ormai oltre dieci mesi fa e, pare, nelle mani di un gruppo di estremisti islamici vicino ad Al-Qaida. Nei suoi innumerevoli viaggi per testimoniare l’aspirazione del popolo siriano a vivere in pace e democrazia, Padre Paolo Dall’Oglio, noto in tutto per la sua attività a favore del dialogo interreligioso, era stato anche a Thiene, l’ultima volta ospite di una serata all’Auditorium Fonato nell’ottobre del 2012. E la città ora gli rende omaggio.

La serata, coordinata dal giornalista e scrittore vicentino, Nico Veladiano, traccerà un quadro della difficile situazione esistente ora in Siria, proporrà suggestive foto di Danilo Pellegrin, un vicentino appassionato di fotografia che, così è stato definito, “usa la macchina fotografica con la precisione di un reporter e la gentilezza di un poeta”.  Saranno anche proiettati alcuni video dedicati alla figura del gesuita sequestrato. L’incontro prevede uno spazio alle domande del pubblico presente in sala.

Recenti notizie lasciano intravedere un barlume di speranza per Padre dall’Oglio, contraddicendo voci diffuse in precedenza, con versioni diverse e non confermate, dell’assassinio del gesuita che sarebbe avvenuto, stando a quanto riportato, al momento stesso del rapimento. Va comunque preso atto di un susseguirsi di notizie confuse, contraddittorie, mai supportante da elementi attendibili.

Padre Paolo è nato a Roma nel 1954. Dopo la laurea, comincia a maturare  la sua vocazione e nel 1975 entra nella Compagnia di Gesù. Nel 1982 viene a conoscenza dell’esistenza di Deir Mar Musa, monastero abbandonato da molto tempo e fonda una nuova comunità monastica dedita all’ospitalità e al dialogo tra culture, religioni e civiltà. Il monastero di Deir Mar Musa sorge in mezzo al deserto, in cima a una montagna scoscesa, nei pressi della cittadina di Nebek, in Siria.

Abbandonato da due secoli, è stato restaurato grazie alla tenacia di  padre Paolo, che vi ha fondato una comunità monastica di rito siriaco. È un luogo per anime ferite curate dall’amore di una comunità convinta che il rimedio migliore alla disperazione, alla stanchezza o all’orgoglio lo si trovi nell’amore per il prossimo. Far rivivere un monastero del IV secolo, situato a 1400 metri di altezza, su un promontorio roccioso in pieno deserto siriano, è il compito che la vita ha riservato a padre Paolo. Trent’anni fa il gesuita romano è approdato alle rovine di quello che era stato un grande luogo di fede e di misticismo e ha fatto di Deir Mar Musa il luogo in cui il dialogo tra religioni e civiltà è il pane quotidiano, la normalità.

Ma, negli ultimi anni, la tragedia siriana ha cambiato molte cose. La guerra civile che insanguina questo paese ha toccato duramente anche il monastero di Deir Mar Musa, già assalito da bande di predoni che hanno fatto razzia di attrezzature preziose. Da qualche mese la comunità monastica sembra avere ritrovato il ruolo di oasi di pace e preghiera, e i predoni sembrano ora lasciare in pace i monaci. Il prezzo più alto però lo ha pagato padre Paolo Dall’Oglio, prima espulso dal paese e ora prigioniero, vittima dell’oscurantismo e della scarsa lungimiranza di chi, volendo difendere privilegi e posizioni di potere, ha ritenuto pericolose le sue costanti aperture al dialogo e alla democrazia.

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