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La sede di Cna Vicenza

Tangentopoli veneta, Cna Vicenza si schiera con i cittadini

Dopo gli episodi di corruzione e malaffare venuti alla luce negli ultimi tempi, eclatante il caso della scoperta del sistema Mose e dei relativi arresti dei giorni scorsi, la Confederazione nazionale dell’artigianato chiede trasparenza e una gestione rinnovata. Cinzia Fabris, presidente di Cna Vicenza, ricordando con preoccupazione gli ultimi casi di mala gestione politica di progetti di interesse pubblico, si augura che questo sistema di corruzione, fin troppo rodato, non intacchi anche altri importanti lavori in programma nel prossimo futuro, a cominciare dalla Nuova Valsugana.

Cinzia Fabris
Cinzia Fabris

“Dalla faccenda Mose al project financing dell’ospedale di Santorso – ricorda Fabris –, è un fiume in piena di corruzione e disonestà, e il cittadino, alla fine, risulta essere l’unica vera vittima: impotente e necessariamente costretto a subire. Dopo la Tangentopoli degli anni ’90, non avremmo più dovuto sentire parlare di tangenti, corruzione, collusione, finanziamento illecito. E invece stiamo vivendo un’altra terrificante vergogna del nostro Paese. È quindi giusto e doveroso prendere delle posizioni forti e definitive, per iniziare quel cambiamento che tutti noi stiamo aspettando e costruendo, in nome di una trasparenza e di un nuovo sistema di gestione”.

“Il timore – continua la presidente di Cna Vicenza – è che emergano segnalazioni anche su altri progetti di finanza veneti, come la Nuova Valsugana. È per questo che la nostra presidenza provinciale vuole soffermarsi in maniera inequivocabile sulla necessità di rendere i meccanismi che reggono il sistema più controllabili e trasparenti”.

Per un po’ di tempo sarà forse difficile recuperare credibilità, ma per il presidente di Cna Vicenza la strada è quella di rimboccarsi le maniche tutti assieme, e valorizzare la natura dell’associazionismo: “La crisi che ha colpito l’Italia – conclude la Fabris – deve essere un monito per tutti coloro che si trovano in posizioni istituzionali e di rappresentanza, un segno di quanto sia necessario ritornare al concetto primario di associazionismo. Non solo per lottare in maniera compatta, far valere i diritti degli associati e chiederne la tutela, ma per riequilibrare tutti quei valori etici che stanno alla base della nostra esistenza, non solo professionale”.

Trasparenza e contatto diretto con i cittadini sono gli anticorpi da creare, in una ricetta per il risanamento ricordata più volte nei momenti in cui si reagisce al disastro e dimenticata quando si tratta di metterla in pratica. Anche l’appello odierno vorrebbe indurre a qualche passo concreto nella bonifica dei sistemi di gestione dell’interesse pubblico: intento apprezzabile e troppo spesso disilluso.

R. C.

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