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Al monte Cengio i donatori di sangue della Fidas di Vicenza

Erano più di 500 i donatori di sangue della Fidas di Vicenza che ieri sono saliti al Monte Cengio per il tradizionale appuntamento della Festa del donatore, un momento di raccoglimento, ma anche di confronto per gli 83 gruppi, che riuniscono poco meno di 20mila donatori di sangue, facendo di Fidas Vicenza la prima federata regionale e la terza a livello nazionale. La messa è stata celebrata dal comboniano padre Giuseppe, nella storica chiesetta del donatore, costruita dai donatori Fidas Vicenza dell’Alto Vicentino nel 1976, su un terreno regalato da un Donatore di Cogollo del Cengio.

Il religioso ha ricordato le tante vittime della grande guerra nell’Altopiano e sottolineato il fatto che in questi luoghi occorre osservare quattro regole: silenzio, rispetto, preghiera e ricordo. L’intervento del presidente provinciale Fidas Vicenza, Mariano Morbin, è stato incentrato sui due grandi progetti associativi: il restauro della chiesetta del donatore e le prenotazioni online delle donazioni di sangue.

“Ringraziamo fin da ora il sindaco di Cogollo del Cengio, Riccardo Calgaro – ha detto Morbin – che è tra noi, come sempre è avvenuto negli ultimi dieci anni. Ci assicura che ci sosterrà negli adempimenti burocratici necessari per gli interventi di manutenzione strutturale che dovremo eseguire sulla chiesetta. Quanto al progetto prenotazioni, iniziato cinque mesi fa, i risultati sono apprezzabili, ma occorre lavorare sempre di più e meglio”.

Accanto agli aspetti associativi, il presidente ha richiamato l’attenzione sul valore del volontariato, puntando il dito sulle istituzioni, a tutti i livelli. “I volontari – ha aggiunto – sono una risorsa straordinaria, ma per poter fare volontariato occorre avere, al di la dell’evidente slancio di generosità e buon cuore, molto tempo ed una serenità personale che lo consentano. Oggi giorno tutto ciò non è possibile, a causa di un sistema che ritarda in modo esasperante la decorrenza delle pensioni, privando la società di collaboratori straordinari. A questo si aggiunge l’assoluto disinteresse per i giovani, che non vengono minimamente considerati: i nostri ragazzi non hanno vita facile e meritano maggior rispetto e più opportunità”. Le donazioni raccolte nel corso della celebrazione saranno devolute ad un lebbrosario in Sudan, dove padre Giuseppe ha prestato servizio per anni. Oggi è gestito da una suora veneziana di 78 anni ed accoglie oltre seicento malati.

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