martedì , 20 Aprile 2021
Giovanna Donadini nei panni di Despina, l'altra sera al Teatro Olimpico di Vicenza - Foto: Luigi De Frenza
Giovanna Donadini nei panni di Despina, l'altra sera al Teatro Olimpico di Vicenza - Foto: Luigi De Frenza

Buon successo per “Così fan tutte” al Teatro Olimpico

In un palazzo dall’arredamento in stile liberty della leggiadra Napoli contemporanea le donne salutano accorate i soldati fieri di partire per la guerra: eppure i due uomini, Marco Bussi e Daniele Zanfardini nei panni di Guglielmo e Ferrando, non vanno a onorare la «bella vita militar», ma a saggiare la «fede delle femmene», poco più rara dell’araba fenice di cui tutti parlano ma «dove sia nessun lo sa».

I percorsi d’attore, squadrati sul palco da una serie di tappeti posti ad hoc, portano sulla scena Don Alfonso, alias Lorenzo Regazzo, il deus ex machina nel vero senso della parola, ideatore della burla e regista dell’opera allo stesso tempo: è lui che propone ai ragazzi la scommessa, il desiderio di provare il possesso fisico della donna come un bene di cui vantarsi. A lui si affianca la voce intensa di Despina, cameriera irriverente interpretata da Giovanna Donadini: tra stracci e aspirapolvere, opporrà il suo pragmatismo («In un uomo, in un soldato, trovare fé?») allo sconsolato romanticismo delle sue padrone, la pudica Fiordiligi interpretata da un’appassionata Arianna Vendittelli e la maliziosa Dorabella, alias Raffaella Lupinatti, in scena con occhiali da sole e borsetta alla mano, come una vamp del giorno d’oggi, dall’occhio lungo sui muscoli dei nuovi arrivati, due scozzesi che non sono altro che Guglielmo e Ferrando travestiti.

L’interpretazione trova numerosi risvolti comici che lasciano scappare un sorriso: la burla riesce in pieno, un poco alla volta le due dame cedono e vengono catturate dallo scatto indagatore del cellulare. «Così fan tutte» esclama Don Alfonso, ora le coppie si sono formate diversamente: Tizio e Sempronio si sono scambiati le ragazze, ora vantarsi della conquista diventa una question di «merto». Il tramezzo dietro cui si celano gli amplessi amorosi, sospinti dalle «aurette», è il naturale raccordo di una strenua “pugna” alla scozzese: Tizio e Sempronio scendono dalle scale dell’anfiteatro con parole d’amore e cuori di cioccolato per le presenti.

Arianna Vendittelli (Fiordiligi) canta i suoi tormenti con una commozione che convince e Raffaella Lupinatti (Dorabella) trova un personaggio in cui può sfoggiare in pieno la bella voce e le movenze provocanti: a loro fanno da contraltare i maliziosi uomini, Marco Bussi (basso) e Daniele Zanfardini (tenore), sempre presenti, a tono, con una grande resa scenica delle contraddizioni della vicenda.

A dirigere l’Orchestra di Padova e del Veneto c’era il maestro Giovanni Battista Rigon, preciso e costante: l’insieme è a dir poco perfetto, con il coro de I Polifonici Vicentini vestito in abiti civili che faceva le sue comparsate con effetto di stacco dal pathos, stemperato dai cantanti stessi che si mettevano a leggere una rivista nei tempi d’attesa tra un’aria da solisti e l’altra. E così si chiude, con l’ultima replica mercoledì 25 giugno alle ore 20, la XXIII edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, una rassegna che ha portato giovani interpreti (gli stessi cantanti, d’età inferiore alla trentina, sono stati selezionati grazie a un bando) ad esibirsi in scena con ottimi risultati.

Camilla Bottin

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