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La sede centrale della Banca Popolare di Vicenza
La sede centrale della Banca Popolare di Vicenza

Banca Popolare di Vicenza, trattativa finita per l’acquisizione di Bpel

E’ definitivamente tramontata ogni ipotesi di integrazione della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio all’interno di Banca Popolare di Vicenza. Lo rende noto lo stesso istituto di credito vicentino, il cui Consiglio di amministrazione si è riunito oggi e, dopo aver esaminato la situazione, ha diffuso un comunicato nel quale non lascia spazio a dubbi.  All’esame del Cda della banca vicentina guidata da Gianni Zonin c’era la risposta pervenuta nei giorni scorsi dalla banca aretina all’offerta vincolante giunta da vicenza a fine maggio, una risposta che, con il dovuto garbo diceva “no grazie”.

Gianni Zonin
Gianni Zonin

E da Vicenza dunque non ci sarà alcun rilancio, questo è adesso ben chiaro, almeno stando alla nota diramata oggi nella quale Banca Popolare di Vicenza “ha constatato – vi si legge – che non vi sono i presupposti per proseguire la trattativa in relazione alla prospettata integrazione. Eventuali altre ipotesi o proposte diverse dalla ormai decaduta Offerta Vincolante formulata da Banca Popolare di Vicenza in data 28 maggio 2014, non possono essere prese in considerazione in quanto non rispondenti alla strategia dell’istituto”.

Del resto “Banca Popolare di Vicenza – scrive ancora l’istituto di credito vicentino – ha sempre ribadito, anche nei precedenti comunicati al mercato, che l’Opa su Bpel, così come rappresentata nell’offerta vincolante, si sarebbe concretizzata esclusivamente se il Consiglio di amministrazione di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio avesse espresso, entro il 12 giugno 2014, una preliminare valutazione positiva sull’Opa medesima”.

Insomma, tutto era condizionato ad un gradimento da parte della banca toscana, che avrebbe dovuto accettare di essere acquisita dalla Popolare di Vicenza, cosa che evidentemente era difficile da digerire. Certo, la Banca dell’Etruria e del Lazio nella sua risposta aveva usato una formula più diplomatica “confermando – scriveva – l’interesse ad una integrazione, ma evidenziando al contempo di non potere esprimere allo stato una preliminare valutazione positiva della proposta così come formulata dalla Banca Popolare di Vicenza”

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