mercoledì , 23 Giugno 2021
Uri Caine - Foto Francesco Dalla Pozza
Uri Caine - Foto Francesco Dalla Pozza

Vicenza Jazz, stasera Uri Caine, Han Bennink e Antonello Salis all’Olimpico

Vicenza Jazz Festival quest’oggi particolarmente ricco di proposte. In questo mercoledì 14 maggio, tra Teatro Olimpico e Bar Borsa, sono infatti in programma ben tre concerti, oltre al contorno di live distribuiti tra numerosi locali cittadini. Duetti particolarmente stimolanti, innanzitutto, al Teatro Olimpico, con inizio alle 21. In apertura un inedito incontro tra la fisarmonica e il pianoforte di Antonello Salis e la poesia di Jack Hirschman, che nel loro “The Twin Towers” propongono uno spirito libero del jazz e uno altrettanto libero della versificazione linguistica. Subito dopo, sullo stesso placo saliranno Uri Caine (pianoforte) e Han Bennink (batteria): nel loro progetto “Sonic Boom”, raramente eseguito in Italia, trovano un perfetto equilibrio l’ironica visione del pianista statunitense e l’irrefrenabile istrionismo del batterista olandese.

Il Bar Borsa (ingresso gratuito,  inizio alle 22) ospiterà un quartetto che avrà come solista il giovanissimo e portentoso sassofonista Mattia Cigalini. La ritmica vede all’opera due colonne del jazz veneto come Paolo Birro (pianoforte) e Lorenzo Conte (contrabbasso), oltre a Nicola Angelucci alla batteria.

Con Uri Caine e Han Bennink la libera improvvisazione diventa un coinvolgente gioco delle parti. Il loro “Sonic Boom” è già su disco (su etichetta 816 Music) ma sentirli dal vivo è un avvenimento abbastanza raro. Uri Caine, nato a Filadelfia nel 1956, è uno dei jazzisti più enciclopedici dei nostri anni. La vastità dei suoi interessi si riflette nelle molte direzioni verso cui ha indirizzato la sua musicale. Pur essendo un pianista sopraffino, Uri Caine ha raggiunto la popolarità soprattutto per la sua fervida immaginazione come compositore e creatore di gruppi e progetti musicali. In essi Caine riversa la sua poliedrica ispirazione, la versatilità di un musicista aperto a tutti gli stimoli, pronto sia a cimentarsi con i ritmi più moderni che a rivisitare la storia della musica europea, riscrivendone e rivoluzionandone le pagine più rappresentative: Mahler, Bach, Schumann, Beethoven, Verdi. In qualunque casella estetica lo si voglia infilare, fatto sta che dagli anni Novanta in poi Caine è tra i musicisti che hanno più ridefinito il vocabolario jazzistico, portandolo a confronto con il polistilismo tipico delle avventure estetiche postmoderne.

Nominando invece Han Bennink (classe 1942) si pensa subito a uno dei batteristi più iconoclasti, pittoreschi e imprevedibili. La sua incontenibile fantasia applicata al free dona alla musica completamente improvvisata una forte valenza narrativa. Ma non va dimenticato che il batterista olandese ha dato prove di magistrale virtuosismo a 360° in campo jazzistico, dal dixieland allo swing al mainstream moderno (anche con Dexter Gordon e Sonny Rollins). Rimane comunque il paladino della fervida avanguardia olandese e del jazz progressista in generale (assieme a Eric Dolphy, Steve Lacy, Don Cherry, Misha Mengelberg, il Clusone Trio).

E veniamo alle “Twin Towers”, che sono liberi accostamenti tra poesia esoterica e mistica e musica che a sua volta dilata i confini della percezione estetica. Sono la proposta del fisarmonicista e pianista Antonello Salis e del poeta statunitense Jack Hirschman. Nato in Sardegna nel 1950, Antonello Salis vanta una carriera quarantennale che lo ha portato ai vertici del jazz più aperto alla sperimentazione, permettendogli di collaborare con mostri sacri come Don Cherry, Cecil Taylor, Lester Bowie e l’Art Ensemble of Chicago, Han Bennink, Evan Parker, Michel Portal, Billy Cobham, Pat Metheny. Tra le sue più ammirate collaborazioni italiane, spiccano quelle con Enrico Rava, Paolo Fresu, Massimo Urbani, Gianluca Petrella, Stefano Bollani, Fabrizio Bosso. La poliedrica musicalità di Salis ha dato ottimi frutti anche nell’ambito della musica leggera, per il teatro, il cinema e la danza. Tra le sue collaborazioni non jazzistiche, risaltano quelle con Pino Daniele, Teresa De Sio, Ornella Vanoni e Vinicio Capossela.

Jack Hirschman (nato nel 1933 a New York) dal 1961 al 1966 è stato professore di inglese alla Ucla University di Los Angeles, dalla quale venne licenziato in seguito alle proteste contro la guerra in Vietnam. Da allora si è dedicato interamente alla scrittura (anche come traduttore) e alla pittura. Attratto dalla cabalistica e dal marxismo, è stato assai vicino ai principali esponenti della beat generation, stringendo amicizie particolarmente forti con Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman e Martin Matz. Il suo attivismo politico e culturale lo allontana progressivamente da questa cerchia letteraria, avvicinandolo invece ai movimenti radicali (anche quelli afro-americani, come il Black Panther Party) e a poeti come Amiri Baraka. Ha pubblicato oltre un centinaio di libri, tra poesie e traduzioni. La sua opera più elaborata sono gli Arcanes, lunghi poemi (oltre 120) composti a partire dal 1972 e rimasti a lungo inediti sino alla recente pubblicazione in un monumentale volume per la Multimedia Edizioni di Baronissi.

Il pianista Paolo Birro e il contrabbassista Lorenzo Conte suonano assieme da venticinque anni e per i gli appassionati vicentini vicentini sono diventati ormai dei punti di riferimento, dei profeti in patria. Nel corso della loro carriera hanno dato vita a importanti progetti musicali accompagnando e registrando con grandi musicisti come il sassofonista Lee Konitz e il batterista Eliot Zigmund. Questa volta affiancati da Nicola Angelucci alla batteria, incontrano un nuovo astro emergente del panorama jazz italiano, il giovanissimo Mattia Cigalini al sax alto. Appena venticinquenne, Cigalini è probabilmente la più stupefacente nuova rivelazione del jazz italiano: potenza di suono, fraseggio avviluppante, timbrica smaltata, espressività al calor bianco, una capacità comunicativa che si traduce, per chi l’ascolta, in un immediato rapimento dei sensi. Rispetto ai primi passi sulla scia della tradizione afro americana, Cigalini ha poi deciso di andare oltre, aprendosi a sonorità e strutture più moderne.

Ricordiamo, in questa pagina, il programma completo del Vicenza Jazz Festival

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