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Vicenza Jazz Festival, stasera Fabrizio Bosso e i Golden Circus

Passato il primo fine settimana, con la sua abbondanza di concerti diffusi lungo l’intera giornata in vari luoghi della città, l’edizione 2014 del Vicenza Jazz Festival nei prossimi giorni si concentrerà sugli spettacoli di prima serata nei teatri, ma sempre con il rinforzo musicale fornito dai concerti in seconda serata al Bar Borsa e dai numerosi altri live che si svolgono nei club e nei locali che formano la galassia sonora di Vicenza Jazz 2014.

Questa sera, lunedì 12 maggio, l’attenzione principale sarà quindi rivolta a quello che si ascolterà al Teatro Comunale, con inizio alle 21: il quartetto “The Golden Circle” co-diretto da uno dei trombettisti più amati dal pubblico italiano, Fabrizio Bosso, assieme a Rosario Giuliani, sassofonista dall’incisiva carica espressiva. A completare questa band che si ispira alle sonorità anni Sessanta del quartetto di Ornette Coleman, ci saranno Enzo Pietropaoli, al contrabbasso, e Marcello Di Leonardo, alla batteria. La serata al Bar Borsa, a partire dalle 22 e con ingresso gratuito, sarà invece animata dalle modernistiche e avvincenti sonorità del trio Hobby Horse, formato da tre protagonisti della nouvelle vague del jazz italiano: Dan Kinzelman (sax, clarinetto, flauti, tastiere, voce), Joe Rehmer (contrabbasso, percussioni, tastiere, voce) e Stefano Tamborrino (batteria, percussioni, voce).

Il Golden Circle è locale jazz di Stoccolma da cui ripartì la carriera di Ornette Coleman, dopo alcuni anni di assenza dalle scene. Lì nel 1965 il sassofonista, che solo pochi anni prima aveva travolto il mondo della musica afro-americana con la dirompente ‘invenzione’ del free jazz, incise due dischi dal vivo per la Blue Note. Da questo memorabile live prendono spunto Rosario Giuliani e Fabrizio Bosso nel rendere omaggio alla musica del sassofonista texano, che dopo cinquant’anni suona ancora fresca e dirompente, pienamente meritevole del suo originario appellativo: “the new thing”.

Fabrizio Bosso (Torino, 1973) è da anni il trombettista italiano in maggiore ascesa, e la sua corsa al successo non sembra minimamente arrestarsi. Del resto, anche le meraviglie tecniche con le quali ripaga il numeroso pubblico che lo segue continuano ad affinarsi da un concerto all’altro. Dopo molto jazz in contesti standard, soprattutto in quartetto e quintetto ma spesso anche in duo (con Antonello Salis, Luciano Biondini, Irio De Paula…), e molte apparizioni sui palchi e i dischi del pop nazionale (da Cammariere a Gualazzi, passando per Mario Biondi e Nicola Conte), Bosso è giunto di recente anche alla prova del jazz sinfonico.

Rosario Giuliani (nato a Terracina nel 1967) ha mostrato un talento precoce, impostato sul modello parkeriano, rapidamente riconosciuto a livello internazionale da premi come il “Massimo Urbani” (1996), lo Europe Jazz Contest (1997) e il Top Jazz 2000 come “miglior nuovo talento italiano” (in seguito anche come “miglior sassofonista”: 2010). Itinerante tra Italia e Francia, Giuliani ha sempre avuto orizzonti internazionali nelle sue collaborazioni: Charlie Haden, Gonzalo Rubalcaba, Phil Woods, Cedar Walton, Joey Baron, Biréli Lagrène, Richard Galliano, Martial Solal, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Franco D’Andrea… Dopo diversi dischi per case discografiche italiane, nel 2000 Giuliani firma con l’etichetta francese Dreyfus e da quel momento sforna una serie di album che hanno segnato indelebilmente il jazz europeo: da Luggage a Mr. Dodo, More Than Ever, Anything Else, Lennie’s Pennies.

Incrocio coinvolgente tra improvvisazioni ipnotiche e dinamicità esplosiva, la musica di Hobby Horse, progetto nato nel 2008 dall’incontro di tre talenti come Dan Kinzelman (sax) Joe Rehmer (contrabbasso) e Stefano Tamborrino (batteria), varca i confini dei generi: free jazz, ambient, rock e sprazzi di musica elettronica. Il repertorio consiste principalmente in pezzi originali con l’aggiunta di brani di Tom Waits, Robert Wyatt e Thelonius Monk. Il trio ha una gamma timbrica insolita e ricercata, ottenuta con l’utilizzo di strumenti inusuali (flauti di latta e a coulisse, glockenspiel, melodica, sintetizzatori…) e con un uso sperimentale della voce. Il risultato è un impatto sonoro sorprendente per una formazione così piccola.

Dan Kinzelman, sassofonista e compositore statunitense (ma ormai italiano di adozione), oltre a essere stato più volte premiato da DownBeat, collabora stabilmente con Enrico Rava. Il contrabbassista Joe Rehmer, nato a Chicago nel 1984, porta avanti un’intensa attività da sideman, spostandosi di frequente tra gli Stati Uniti, la Germania e l’Italia. Ha debuttato come leader nel 2008 con l’album Joe Rehmer’s Tazer Room. Il batterista Stefano Tamborrino, autodidatta dall’età di diciannove anni, in poco più di un decennio si è imposto tra le nuove leve del jazz italiano, condividendo palco e studio con, tra gli altri, Chris Speed, Stefano Bollani e Giovanni Guidi.

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