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Vicenza Jazz Festival, finesettimana conclusivo ricco di proposte

Secondo e conclusivo fine settimana per il Vicenza Jazz Festival, con  due giorni di concerti ma anche di seminari, presentazioni editoriali, convegni. Innanzitutto questa sera, venerdì 16 maggio al Teatro Comunale: due gruppi per il concerto di prima serata, alle 21. Il primo è il trio dell’organista tedesca Barbara Dennerlein, con Romero alla chitarra e Rodrigo Rodriguez alle percussioni, che si tufferà nei fasti dell’organ jazz più blueseggiante, con in più una forte tinta latina. Il concerto è in data unica per l’Italia. Poi toccherà al quartetto composto da Taylor Ho Bynum (cornetta, trombone), Mary Halvorson (chitarra), Benoît Delbecq (pianoforte) e Tomas Fujiwara (batteria), che si muoverà sulla frontiera più avanzata del jazz statunitense.

Oltre all’immancabile appuntamento, con ingresso gratuito, al Bar Borse, alle22, dove si esibirà il trio del contrabbassista statunitense Marc Abrams (con lui ci saranno Robert Bonisolo al sax e Klemens Marktl alla batteria), la notte di Vicenza Jazz prevede anche un appuntamento speciale di mezzanotte a Villa Ghislanzoni Curti coi São Paulo Underground del cornettista statunitense Rob Mazurek. Assieme a Guilherme Granado (tastiere, campionatore, voce) e Mauricio Takara (batteria, cavaquinho, elettronica), Mazurek darà vita a una musica eterogenea fatta di ritmi carioca, rock e free, mandati in orbita con l’ausilio dell’elettronica.

Il programma festivaliero includerà inoltre due appuntamenti diversi dai classici concerti in teatro o nei locali. In mattinata, inizio alle 10, al Conservatorio Pedrollo, il noto musicologo, giornalista e organizzatore Maurizio Franco tiene un seminario dal titolo “Duke Ellington: l’avanguardia come vocazione”. Un’altra occasione per parlare di jazz, nell’attesa dei concerti serali, sarà alla Libreria Galla, alle 18, dove il giornalista Nicola Gaeta presenterà il suo libro BAM. Il jazz oggi a New York , edito da Caratteri Mobili.

Nata a Monaco di Baviera nel 1964, Barbara Dennerlein è riuscita in un’impresa difficilissima: diventare una diva dell’organo Hammond jazz in puro stile hard bop senza sembrare una emulatrice di Jimmy Smith, capostipite e modello di pressoché tutti gli organisti mainstream degli ultimi sessant’anni. Incredibilmente swingante nel movimento delle mani sulla tastiera e agile nello scolpire i bassi con la pedaliera, la Dennerlein ha inoltre sviluppato un personale gusto per le sonorità, aiutandosi anche con l’integrazione di sintetizzatori sul suo strumento. Avvicinatasi all’organo all’età di undici anni, la Dennerlein inizia a esibirsi in pubblico quando è ancora adolescente. La sua carriera prende slancio nella seconda metà degli anni Ottanta. Pochi anni dopo è già la jazzista tedesca più attiva sulla scena internazionale, giungendo a collaborare con Bob Berg, Randy Brecker, Dennis Chambers, Roy Hargrove, Joe Locke, David Murray, Friedrich Gulda, Joe Zawinul. A Vicenza la Dennerlein presenterà un progetto dagli influssi blues e latini capaci di conferire una nuova veste alla sua formula jazzistica. Al suo fianco ci sarà il chitarrista argentino Romero, grande stilista del flamenco e delle sonorità medio-orientali.

Per quanto riguarda invece il quartetto che segue… Quattro dei più interessanti artisti emergenti dell’avanguardia internazionale danno vita a una band capace di scompigliare liberamente le carte del jazz. Il quartetto, recentissimo, essendosi formato a Parigi nel marzo del 2013, offre una miscela di musica composta e di squarci improvvisativi che evidenziano un profondo senso del groove anche avventurandosi verso i territori dell’astrattismo musicale.

Taylor Ho Bynum, originario di Baltimora, classe 1975, si è formato sotto l’egida di Anthony Braxton, dal quale ha appreso la capacità di ‘strutturare’ anche la musica più liberamente improvvisata. Ai confini tra avanguardia jazz e rock, nel campo della nuova musica improvvisata, da qualche tempo si parla con sempre maggiore attenzione di Mary Halvorson. Nata a Boston nel 1980, si è trasferita a New York nel 2002 e da quel momento ha iniziato a creare un’incredibile sequenza di collaborazioni che le hanno dato fama internazionale: Anthony Braxton, Tim Berne, Jason Moran, Tony Malaby, Nicole Mitchell, John Tchicai… Ma la Halvorson si è messa in luce anche come leader e compositrice il cui talento è già documentato in una lunga serie di produzioni discografiche. Il francese Benoît Delbecq, nato nel 1966, si è fatto largo nella scena jazzistica più trasgressiva di Parigi, dedicandosi anche alla musica per il teatro, la danza, il cinema, oltre a cimentarsi con il pianoforte preparato e con l’elettronica. Tomas Fujiwara, nato e cresciuto a Boston, prima di questo quartetto aveva già in corso collaborazioni sia con Taylor Ho Bynum che con la Halvorson. Nel suo curriculum figurano anche partecipazioni ai gruppi di Matana Roberts.

Rob Mazurek invece, nato a Jersey City nel 1966, è cresciuto a suon di hard bop. Nei suoi primi dischi lo si può ad esempio sentire al fianco di un Eric Alexander. Il punto di svolta, nel 1996, fu la creazione nella città in cui si era trasferito sin da giovanissimo del Chicago Underground: un appuntamento fisso in stile jam session che presto attirò musicisti destinati a riunirsi nella Chicago Underground Orchestra, poi trasformatasi nel flessibile organico del Chicago Underground Collective. Coinvolgendo artisti che ruotano attorno alla chicagoana AACM, Mazurek sconfina così al di là della frontiera del mainstream. Trasferitosi in Brasile, Mazurek crea poi, con lo stesso spirito, i São Paulo Underground. Il primo album, Sauna: Um, Dois, Três (2006), proietta immediatamente questa band sulla scena internazionale, con la sua affascinante miscela di ‘rumori cosmici’, ritmi brasiliani, particelle di rock e free jazz. Coi São Paulo Underground il samba diventa un policromo affresco di manipolazioni sonore dalle tinte tribali.

Infine, un canadese, un americano e un austriaco: tre musicisti che amano il rischio dell’improvvisazione e che rispondono al nome di Robert Bonisolo (sax), Marc Abrams (contrabbasso) e Klemens Marktl (batteria). Marc Abrams è stato chiamato come sideman da innumerevoli suoi connazionali: da Kenny Clarke a Sal Nistico, Toots Thielemans, Chet Baker.  Anche Robert Bonisolo, canadese di origini italiane, è un sassofonista stimato a livello internazionale. Dopo gli studi al Berklee College of Music ha collaborato con nomi del calibro di John Abercrombie e Dave Holland. Tra i suoi attuali incarichi figura la cattedra di sassofono jazz al conservatorio di Losanna. A tenere il ritmo ci sarà il batterista Klemens Marktl, classe 1976, vincitore nel 2001 del “Leid’schen Jazz Award”. Il repertorio del trio comprende sia composizioni originali che grandi classici del jazz.

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