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Schio, conoscere l’archeologia industriale per capire la storia della città

Dopo il successo della presentazione ufficiale “giocata in casa” l’autunno scorso al Lanificio Conte di Schio in occasione dell’uscita del volume, domani, mercoledì 14 maggio, alle 20.30, in biblioteca a Piovene Rocchette saranno ancora Luca e Dino Sassi editori, accompagnati da Bernardetta Ricatti, a presentare al pubblico il pregiato volume Schio – Archeologia industriale, che racconta, in documentati testi e splendide immagini anche d’epoca, il grande patrimonio dell’archeologia industriale scledense, che ha segnato lo sviluppo della città e del territorio e i cui segni sono ancora oggi conservati nel patrimonio della città.

Un libro strenna, nella tradizione delle pregevoli edizioni Sassi, che è soprattutto un viaggio nella memoria della città di Schio e delle sue profonde radici che ne fecero nei secoli un centro produttivo importante, fin dal grande sviluppo durante la Rivoluzione Industriale e in particolare dell’industria tessile di Alessandro Rossi nell’800. Pregio del libro è anche quello di pubblicare per la prima volta il raro archivio fotografico della Lanerossi di fine ‘800 e inizi ‘900, valorizzando così l’enorme patrimonio sociale e culturale oggi spesso ancora sottovalutato.

“L’archeologia industriale di Schio e dei suoi dintorni – spiega l’autrice dei testi Bernardetta Ricatti – ha una rilevanza europea per l’eccellenza e la varietà delle antiche fabbriche. La vicenda del Lanificio Rossi, in particolare, è stata pietra di paragone per i fabbricanti tessili italiani e stranieri per la qualità dei prodotti, ma pure per le istituzioni operaie, un’autentica rivoluzione sociale che ha trasformato la vita dei lavoratori, con riflessi anche sul futuro, attraverso gli asili,  le scuole, i centri ricreativi, le palestre, i teatri, le abitazioni, l’assistenza medica, gli impianti viari e ferroviari”.

Il libro spiega anche le ragioni del successo imprenditoriale nei vari settori grazie allo sfruttamento delle risorse naturali della zona e ad un’antica tradizione artigianale, oltre alle capacità dei capitani d’industria formatisi a livello europeo, che seppero investire ingenti capitali nell’innovazione e nella cultura, coinvolgendo nel processo di modernizzazione della società anche gli operai, che furono per la prima volta consapevoli di esserne protagonisti. Fu forse questo il vero significato della “rivoluzione industriale”: un vento nuovo che attraversava il continente europeo e che era destinato a cambiarlo, non soltanto in termini industriali e lavorativi, ma anche di valore qualitativo di quanti fino ad allora erano considerati soltanto braccia da lavoro.

Come accennato, il merito della bellezza del volume va anche alle fotografie di Luca e Dino Sassi, editori e fotografi di professione. “Alcune immagini dell’archivio fotografico della Lanerossi, ad esempio, mostrano l’atmosfera del luogo di lavoro, le espressioni vivaci dei bambini dell’asilo, l’orgoglio degli operai, l’eleganza delle architetture industriali – aggiunge Ricatti – . Le fotografie degli anni ’90 di Dino Sassi restituiscono soprattutto il fascino delle vecchie fabbriche ancora operative, mentre quelle attuali del figlio Luca colgono il respiro del paesaggio della Val Leogra e della Val d’Astico, la bellezza dei giardini, il fascino della villa di Alessandro Rossi”.

Bernardetta Ricatti, studiosa di Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica, ha collaborato con riviste locali e nazionali e ha contribuito alla stesura di molti volumi, come Vicenza. La Provincia Preziosa, Antonio Caregaro Negrin. Scritti sui giardini, e Andrea Palladio e la villa veneta da Petrarca a Carlo Scarpa. Dal 1977 fa attività di ricerca nel campo dell’archeologia industriale.

Alessandro Scandale

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