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Chick Corea nel suo dialogo con il pubblico, ieri al Teatro Comunale di Vicenza
Chick Corea nel suo dialogo con il pubblico, ieri al Teatro Comunale di Vicenza

Il racconto di Chick Corea al pubblico del Vicenza jazz Festival

E’ una «nuova conversazione» quella che si è instaurata, ieri, domenica 11 maggio nella cornice del Teatro Comunale di Vicenza, superbo nella sua dimensione di anfiteatro, tra il pianista Chick Corea e il pubblico. Un dialogo fatto di piccoli ritratti musicali, detti appunto portraits da portare con sé, chicche d’improvvisazione che hanno come base spunti classici come Scriabin e Scarlatti. Solo un gigante della cultura jazz, un vero traghettatore dal jazz rock di Miles Davis al mainstream, poteva concepire un concerto di piano solo, quasi due ore di improvvisazione e di contatto diretto con il pubblico.

“Benvenuti nel mio salotto” esclama: è un invito il suo ad accettare un’atmosfera informale, da amici, in una struttura teatrale aperta quale l’anfiteatro in grado di abbracciare tutti dall’inizio alla fine, con un’ondata di sperimentazione che arriva dritta al cuore. Non c’è distanza tra Corea e i suoi ascoltatori, li chiama lui stesso sul palco: due persone, un signore quaratenne, Andrea Tarozzi, e un ragazzo giovane, hanno avuto la possibilità di accompagnarlo al pianoforte.

Sono musicisti sì, ma anche improvvisatori: Chick risponde alle loro battute, li accompagna, reagisce, fa del pianoforte, lo strumento espressivo per eccellenza, un parlatorio comune. Corea, con un microfono ad asta piegabile che non riusciva a spostare con soddisfazione, con grande ilarità dei presenti, si racconta: ogni brano ha dietro di sé una caleidoscopica selva di riferimenti, i suoi 18 Grammy per la carriera si dimostrano anche con la sua volontà di arrecare gioia al pubblico, così come a suo tempo pensava Mozart.

L’evento, di grandissimo richiamo per un pubblico eterogeneo, fa parte della rassegna ‘Vicenza Jazz’ con la direzione artistica di Riccardo Brazzale a tema ‘Visual & Visionary Jazz’: l’attenzione è concentrata soprattutto nei confronti di quelle avanguardie che hanno fatto del jazz uno strumento rivolto al futuro, così come Chick Corea, dopo un periodo alle tastiere elettriche, è tornato al pianoforte per fare di esso un’opera di comunicazione, un retaggio profondo di magia partecipativa.

Camilla Bottin

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