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Premio Campiello, selezionata la cinquina dei finalisti

E’ stata selezionata, al Palazzo del Bo di Padova, la cinquina finalista della 52^ edizione del Premio Campiello. La Giuria dei Letterati ha impiegato ben sei turni di votazione per giungere ai nomi dei romanzi finalisti. Al primo turno: con 8 voti Roderick Duddle (Einaudi) di Michele Mari; con 6 voti La voce degli uomini freddi (Mondadori) di Mauro Corona;  con 6 voti Morte di un uomo felice (Sellerio) di Giorgio Fontana. Alla seconda votazione: con 6 voti Le vite di Monsù Desiderio (Bompiani) di Fausta Garavini. Alla sesta votazione: con 5 voti La gemella H (Einaudi) di Giorgio Falco. La selezione è avvenuta su un ventaglio di 65 romanzi, tra gli oltre 300 pervenuti alla segreteria del Premio.

Come da tradizione, un folto parterre di ospiti istituzionali ha atteso la votazione della Giuria, presieduta quest’anno dall’attrice Monica Guerritore e composta da autorevoli personalità del mondo letterario ed accademico: Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Paola Italia, Nicoletta Maraschio, Luigi Matt, Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini, Silvio Ramat, Patrizia Sandretto Re Rebuadengo.

Una panoramica sull’annata letteraria in corso è stata fatta da Luigi Matt. “In un momento in cui vi è una grande quantità di romanzi, – ha detto – il critico svolge un ruolo importante, come una sorta di esploratore capace tracciare delle mappe di orientamento. Varie sono le tendenze di questa annata letteraria. Abbiamo romanzi che si confrontano con i grandi eventi del ‘900 e romanzi storici, che rappresentano narrazioni di intelligente intrattenimento. Vi sono poi la letteratura del dolore e la narrativa ironica e comica, la letteratura che si sofferma sull’analisi psicologica e sui rapporti umani. Infine, una narrativa ostile all’autoreferenzialità e la letteratura della marginalità”.

Roberto Zuccato, presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, ha evidenziato il fatto che “stiamo attraversando una fase di cambiamento epocale, di quelli che modificano il volto della storia: un rapidissimo cambio degli assetti globali, l’inarrestabile progresso della tecnologia, la globalizzazione dei costumi e delle tendenze”.

“In questa sfida – ha continuato Zuccato – la cultura, intesa anzitutto come coltivazione dell’intelligenza, gioca un ruolo decisivo, perché è la sola in grado di metterci nelle condizioni di leggere la realtà in modo approfondito e indicarci vie di crescita individuale e collettiva. Il Premio Campiello vuole essere il contributo degli industriali del Veneto a questo rinascimento, oltre a costituire uno dei momenti culturali più importanti del nostro Paese e senza dubbio uno tra i progetti impresa-cultura meglio riusciti”.

Nel corso della Cerimonia la Giuria dei Letterati ha assegnato il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima al libro di esordio La fabbrica del panico (Feltrinelli) di Stefano Valenti con la seguente motivazione: «il romanzo racconta una storia familiare, che diventa corale di fronte alla malattia e alla morte per amianto. A narrarla, muovendosi per lasse di ricordi, è il figlio quarantenne che sente la necessità e il dovere di stringere un rapporto più ravvicinato col padre, sceso a Milano dalla Valtellina per morire in fabbrica. Un rapporto che ricade sul figlio, il quale risulta sempre più gradualmente ferito dall’ansia di conoscere la verità, arrivando per questa via a ricostruire, non solo nel padre, ma anche nei suoi compagni, il dolore fisico e morale della fabbrica. Il tutto raccontato con uno stile asciutto e tagliente, ma di forte impatto emotivo, che procede lungo il filo di una dolorosa elegia».

Spetta ora alla Giuria dei Trecento Lettori scegliere il vincitore, che verrà proclamato sabato 13 settembre al Teatro La Fenice di Venezia. I giurati vengono selezionati su tutto il territorio nazionale in base alle categorie sociali e professionali, cambiano ogni anno e i loro nomi rimangono segreti fino alla serata finale.

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