La cavalletta divoratrice, il Calliptamus italicus - Foto: Kulac (creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/deed.it)
La cavalletta divoratrice, il Calliptamus italicus - Foto: Kulac (creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/deed.it)

L’agricoltura fa i conti con l’arrivo delle cavallette. Le iniziative per difendersi

Torna a farsi sentire per il mondo agricolo, con la tarda primavera, il fenomeno delle cavallette infestanti. Per evitare una situazione di emergenza, come è successo in passato in alcune aree del vicentino, gli esperti dell’Istituto di genetica e sperimentazione agraria Strampelli, di Lonigo, in collaborazione con l’Università di Padova, hanno studiato sul campo sia il fenomeno che gli interventi, e li illustreranno alla popolazione nei prossi giorni, in tre incontri.

“Martedì 13, mercoledì 14 e giovedì 15 maggio – ha spiegato Sergio Carraro, responsabile del servizio fitopatologico della Provincia di Vicenza -, a Lonigo Nanto e Cornedo Vicentino presenteremo il progetto  di monitoraggio territoriale e di contenimento delle specie perniciose realizzato dal Gruppo di studio formato dalla Provincia di Vicenza, dal Dafnae-Università di Padova, dal Servizio fitosanitario della Regione Veneto, dal Dipartimento igiene dell’Ulss 6 di Vicenza. In particolare illustreremo come si può essere sempre aggiornati sull’evoluzione del fenomeno, e daremo molti consigli utili sui metodi da usare. Questo è il primo passo dell’attività svolta dal gruppo, composto anche dalle associazioni di categoria e dai Comuni di  Brendola, Cornedo Vicentino e Nanto che partecipano anche economicamente al progetto”.

Non hanno perso tempo, dunque, Provincia e Università. In effetti per tutto l’inverno si è lavorato all’individuazione delle grillare, i luoghi di riproduzione di questi insetti, partendo da Malo e scendendo, attraverso Monteviale e Costabissara fino a raggiungere i Colli Berici, e nel contempo all’individuazione dei metodi meno impattanti sotto l’aspetto ambientale. A cominciare dalle faraone, ormai delle vere e proprie star quando si parla di cavallette.

“Abbiamo individuato – continua Carraro – un’area campione di 5 ettari e vi abbiamo collocato 200 animali. Noi sappiamo che questo si è rivelato in un sistema efficace, però fino ad oggi si è trattato di un rimedio empirico. Noi vogliamo dargli un taglio scientifico, vale a dire vogliamo capire se si tratta di una soluzione efficace ovunque, quali possono essere i limiti o i condizionamenti che possono subire. Innanzitutto, comunque, abbiamo realizzato un accordo con le associazioni venatorie affinché queste faraone non finiscano nel carniere di qualcuno in mancanza di altre prede”.

Già, ma come salvare orti e campi dall’azione delle cavallette, divoratori instancabili di tutto ciò che trovano a terra? Innanzitutto una precisazione si impone. Sottolinea il dottor Fabio Chinellato, referente del Gruppo di Studio: “Evitare la psicosi. In Natura ci sono decine e decine di specie di questi insetti e non sono tutte nocive per le coltivazioni. Questo si verifica anche nel Vicentino, dove le specie infestanti sono due: oltre al più noto Calliptamus, c’è il Barbitistes vicentinus che però vive sugli alberi. Proprio in questi giorni si capirà l’esito delle azioni di contenimento preventive avviate, comprese le trappole installate, ma è importante fin da ora che il cittadino sappia come comportarsi. Ad esempio non facendosi prendere dal panico se si ritrova l’orto infestato ma contattandoci e magari inviandoci una foto. Ripeto, non tutte le cavallette sono Calliptamus e non tutte distruggono al loro passaggio”. Per saperne di si può visitare il blog soscavallette.wordpress.com o andare sulle medesime pagine Facebook o Twitter curate ed aggiornate costantemente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *