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Il genio di Raffaello in un libro curato da Elena Filippi

Non c’è dubbio, stando almeno alle parole degli addetti ai lavori, che la Madonna Sistina di Raffaello Sanzio sia considerato uno dei capolavori pittorici rinascimentali più famosi al mondo. Commissionato probabilmente nel 1512, il dipinto mostra l’apparizione di Santi su un letto di nuvole. Al centro Maria con Gesù Bambino in braccio scende verso il mondo terreno dall’alto, da un cielo simboleggiato da eteree teste di cherubini, portando il figlio al suo popolo. A destra, umilmente inginocchiata, è Santa Barbara, che subì il martirio nel III secolo. Il maestro li ha rappresentanti in quanto ambedue i santi venivano venerati presso l’altare maggiore della chiesa del convento di San Sisto a Piacenza.

A questa grande opera del nostro infinito patrimonio artistico, e proprio nel weekend conclusivo del Festival Biblico vicentino, è dedicato il bel volume La Madonna Sistina di Raffello – Un dialogo nella visione, curato dalla storica dell’arte vicentina Elena Filippi con Stefan Hasler e Harald Schwaetzer, che si presenta al pubblico venerdì 30 maggio alle 18 nella Sala dei Sette Santi Fondatori del Santuario di Monte Berico a Vicenza, alla presenza dell’autrice e di altri relatori specializzati. Organizzata dalla sezione vicentina dell’Ucai (Unione Cattolica Artisti Italiani), la presentazione del volume apre al lettore una prospettiva insieme filosofica, teologica e storico-artistica sulla Madonna Sistina, nel diretto confronto con l’immagine stessa e la vicenda della sua realizzazione, in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua collocazione.

Dall’osservazione interpretativa dell’Umanesimo rinascimentale scaturisce un dialogo con quest’opera, che è al tempo stesso un dialogo fra discipline e culture. Il dipinto, creato per un luogo di culto, è incentrato sul problema di una possibile visione spirituale, contemplativa, strettamente intrecciata col tema del dialogo.

A differenza di altri dipinti in cui la visione è impostata secondo canoni classici, per cui il committente è esterno alla visione stessa, il maestro nella Madonna Sistina ha ideato una soluzione assolutamente inedita ed innovativa. Qui infatti l’intera scena è coinvolta nell’epifania: le figure, sospese sulle nuvole, si manifestano agli occhi dello spettatore. E’ quasi certo che la committenza fu conferita direttamente da Papa Giulio II. Nel 1512 in Vaticano giunse la notizia che la città di Piacenza sarebbe passato allo Stato Pontificio. Si ritiene che questo fu l’evento che diede al Pontefice lo spunto per disporre l’esecuzione del dipinto poi  destinato alla chiesa del convento di San Sisto a Piacenza, cui il Santo Padre era legato da rapporti familiari. Visto che per Raffaello, il pittore del Rinascimento per antonomasia, non poteva esservi committente più illustre del Pontefice, il maestro non indugiò e si mise subito all’opera.

Il dipinto rimase per quasi 250 anni nella sua ubicazione originaria a Piacenza pressoché negletta. L’acquisto da parte di Augusto III sollevò interesse nei confronti dell’opera che trovò sempre più considerazione. Ma furono soprattutto gli esponenti del classicismo e del romanticismo a riscoprirla attorno al 1800. Fu allora che si prese a copiare i due angioletti come soggetti indipendenti e tuttora sono uno dei motivi iconografici più riprodotti al mondo. Oggi la Madonna Sistina è considerata uno dei massimi capolavori del Rinascimento, nota in tutto il mondo alla stregua della Gioconda di Leonardo e della Venere del Botticelli.

La presentazione del volume sull’opera raffaellesca è accompagnata dall’esibizione del soprano Giulia Seganfreddo e del pianista Sergio Marcante. Un altro evento di interesse: fino al 2 giugno in orario 9-12 e 15.30-18.30 la stessa sala ospiterà l’Apocalisse illustrata da Giuseppe Segato.

Alessandro Scandale

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