Caldogno, “Voci di terra” per un Primo maggio all’insegna della spiritualità

Sulle pareti di Villa Caldogno aleggia una finzione affrescata che riproduce svaghi nobiliari d’altri tempi: gli scenari danzanti e musicali previsti per le ore di ozio non si sono rivelati ancora vintage bensì vivissimi nel cuore del pubblico, che si è raccolto in massa, ieri, Primo maggio, nella sala per il concerto del gruppo musicale “Voci di terra”, accompagnato dalle movenze del ballerino Thierry Parmantier.  In nome della filosofia del bien vivre, la Pro Loco di Caldogno ha pensato ottimamente di offrire ai visitatori uno spettacolo, ad ingresso gratuito, proveniente dalle viscere più profonde della Terra.

Secondo il regista Antonio Gregolin, anche voce narrante e corni, è il pianeta stesso che merita un applauso per il suo sopravvivere costante all’inquinamento e alle traversie umane. Entrata in campo con il passo aggraziato di Parmantier, la palla che racchiude intorno al suo globo acque e terre, è stata appoggiata vicino al palco, seguita da satelliti luminosi retti in mano dai musicisti, apparsi sulla scena come l’alba al nuovo giorno.

Non c’è modo di descrivere la forma mentis di una musica così estranea all’Occidente. Non c’è uno spartito definito, una volontà precisa da parte di un autore, ma semplici emozioni vibranti trasmesse a lungo dalle campane tibetane azionate da Alessandro Gomiero, richiami ancestrali a un tempo indefinito, con il supporto della voce echeggiante di Renato Poletto. Giacomo Sarasin, chitarrista fingerstyle, ha dato il meglio di sè poco prima di un fuoco crepitante e, ad accompagnarlo, c’era Angelo Gallocchio, che ha saputo stemperare la tensione con colpi ritmati tra hang e percussioni. Non c’è suono più difficile del silenzio: Gregolin lo alterna ai suoni della natura, fischi e versi di uccelli e animali, corroborato dall’intensità del didgeridoo suonato da Mattia Tagliapietra.

E’ un concerto particolarissimo, sembra di stare in un brodo primordiale: alle spalle un video ha proiettato imponenti vette maestose. E’ inutile, si percepisce la piccolezza umana. La rassegna “Scienza e conoscenza”, all’interno della villa, ha trovato così un altro momento di riflessione fuori dalle righe, per vivere il fascino dell’architettura in musica in maniera originale, con un omaggio al pianeta Terra che lascia storditi e fa riflettere.

Camilla Bottin

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