Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Alexander Romanovsky entusiasma il pubblico del Teatro Olimpico

Si è conclusa ieri, mercoledì 21 maggio, con il concerto del pianista Alexander Romanovsky, la stagione 2013/14 di Incontro con la tastiera, l’associazione di promozione musicale diretta da Mariantonietta Righetto Sgueglia. Il Teatro Olimpico si è dunque fatto nuovamente scenario dei virtuosismi del giovane pianista, ritornato a Vicenza dopo quindici anni. Riconosciuto a soli quattordici anni dal direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, amico dell’associazione, come pianista di grande talento, Romanovsky ha proposto un concerto di altissimo livello. L’associazione Incontro con la tastiera, creata per lanciare nel i giovani musicisti di talento, ha dunque visto giusto quando, anni fa, gli aveva predetto una carriera luminosa.

Alexander Romanovsky
Alexander Romanovsky

L’affetto che lega i giovani pianisti, ormai adulti e affermati, all’associazione li spinge inoltre a tornare: così è stato per Romanovsky, e per Igor Roma che invece ha aperto la stagione ad ottobre. Impegnato in un programma di difficile esecuzione Alexander Romanovky si è trovato di fronte a un pubblico consapevole e caloroso: il pianoforte, centralmente illuminato, ha divulgato nell’aria le sue note, portando la mente a immaginare figure reali muoversi tra le celebri scene fisse di Vincenzo Scamozzi.

Iniziando con la famosa Sonata n° 1 di Rachmaninov, il pianista ha dato corpo alle suggestioni faustiane che hanno ispirato l’opera: trentacinque minuti di esecuzione divisi in tre movimenti, Allegro moderato, Lento e Allegro molto, con l’alternarsi di ritmi concitati a tendenze più lievi, hanno spinto il pubblico a immedesimarsi nelle climax ambiziose, nei deliri di onnipotenza della figura esaltata da Goethe. Dopo un breve intervallo si è passati poi alla rustica dolcezza della campagna russa: grazie a tre pezzi tratti da “Le Stagioni” di Tchaikovsky (Giugno, Luglio e Agosto) sullo sfondo del palco si sono potuti intravedere mentalmente bozzetti campestri, con scene di mietitura e raccolto.

E’ un pensiero invece, “Dumka”, in russo, quello che si rinnovato nel brano successivo, la celebre danza popolare tratta dall’Op. 59, sempre di Tchaikovsky: nostalgia, gioia, danza sfrenata e celebrazione bacchica della vita si mescolano a toni di tenerissima e sognante malinconia, con una punta di tristezza. Il programma si è chiuso poi con la Sonata n° 2 di Rachmaninov che si apre con uno slancio epico dai toni martellanti e perentori, prosegue con armonie trasparenti e tranquille per poi atteggiarsi a un risoluto slancio rabbioso finale, con un fermento di suoni briosi ed energici.

Si ricorda l’esecuzione di Horowitz del 1931, l’unico che sapesse suonare la Sonata meglio del suo compositore: il testo musicale è talmente impervio e dal profilo accidentato che rende difficile una sua resa efficace in pubblico. Romanovsky è riuscito a trasmettere la magia tanto che gli spettatori, alla fine del concerto, si sono alzati più volte in piedi per tributargli il giusto merito. E’ seguito un piccolo bis, per la gioia dei presenti. Una serata indimenticabile.

Camilla Bottin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *