sabato , 16 Ottobre 2021
cuore

Scompenso cardiaco sempre più diffuso, anche a Vicenza

Improvvisa sensazione di annegamento, rapido aumento di peso dovuto all’accumulo di liquidi in tutto il corpo, battito cardiaco irregolare: sono questi i sintomi più frequenti dello scompenso cardiaco acuto. Sindrome invalidante, per la quale il cuore perde progressivamente la capacità di pompare in modo adeguato il sangue nell’organismo e che può avere conseguenze letali. E’ anche una sindrome molto diffusa, dato che è anche la più comune causa di ospedalizzazione per i pazienti con più di 65 anni

Dei pazienti colpiti, il 3-4 % non sopravvive al primo episodio, il 20-30% muore nell’arco di un anno, il 70% entro 5 anni . Lo scompenso cardiaco acuto è ancora più aggressivo di alcuni tumori avanzati, infatti, considerando la finestra temporale di 5 anni, ha un tasso di mortalità doppio rispetto alla mortalità dovuta al tumore al seno (35%) ed è superiore a quella causata dal tumore all’intestino (65%). Un fenomeno in crescita dunque, che in Italia registra quasi 200 mila casi ogni anno, di cui circa 23 mila solo in Veneto. Oggi, finalmente, dalla ricerca arrivano nuove speranze di cura.

“A Vicenza – spiega Giorgio Vescovo, direttore del reparto di  Medicina Interna dell’ospedale San Bortolo – i numeri dello scompenso cardiaco sono preoccupanti, basti pensare che presso l’Unità operativa di Medicina Interna del nostro ospedale si registrano 700 ricoveri l’anno. Questa patologia si caratterizza inoltre per un alto tasso di riospedalizzazioni: a Vicenza i pazienti costretti a ritornare in ospedale entro un anno sono il 20%”.

Oltre all’infarto, le più comuni cause che possono condurre a un episodio di scompenso acuto sono aritmia, ipertensione, danno permanente alle valvole cardiache, aterosclerosi, eccesso di alcol. I numeri confermano che si tratta di una patologia che non va sottovalutata.  Oltre a un forte impatto sulla qualità della vita del paziente anche gli sforzi economici a carico della famiglia e del Servizio sanitario nazionale non  sono indifferenti, se si considera che sono la seconda voce di costo per ricoveri dopo quelli per le gravidanze.

Nonostante la crescente incidenza degli ultimi anni dello scompenso cardiaco acuto, le modalità di trattamento sono rimaste invariate. “Quando il paziente arriva al Pronto soccorso in preda ad un attacco – ha aggiunto Vescovo – il protocollo base consiste nel ridurre la dispnea e la congestione del corpo mediante la somministrazione di ossigeno e diuretici. Di fatto dagli anni ‘70, non c’è stata evoluzione in termini farmacologici. La ricerca tuttavia continua, e si intravedono future prospettive di cura. Il nostro ospedale sta partecipando a uno studio su una molecola, la serelaxina, che in studi precedenti ha già dimostrato un impatto favorevole sulla riduzione del sintomo della dispnea. Se i dati verranno confermati, il farmaco potrà rappresentare un nuovo presidio terapeutico”.

Accanto alle terapie farmacologiche, per fermare la crescente incidenza dello scompenso cardiaco acuto, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, un ruolo importante è giocato dalla prevenzione. “Si può intervenire precocemente – conclude Vescovo –. E’ importante cercare di prevenire le patologie che sono alla base dello scompenso cardiaco. In questo senso, un corretto stile di vita con il mantenimento di livelli bassi di glicemia e di colesterolo, il controllo della pressione arteriosa, l’esercizio fisico regolare e una dieta adeguata sono tutte indicazioni importanti da seguire”.

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