Basso Vicentino

Lago di Fimon, una situazione sempre più complessa

“Venerdì scorso ho voluto approfondire con una visita in loco la situazione del Lago di Fimon: devo dire che è più complessa di quel che pensavo e per mantenere in vita lo specchio d’acqua ci vuole l’impegno di tutti a partire dalla Regione del Veneto perché il sito è una risorsa per la pesca, per il tempo libero, per il turismo e attività collegate”. Sono parole del consigliere regionale del Nuovo centro destra Costantino Toniolo, che nei giorni scorsi ha incontrato Silvano Folladore, presidente del Bacino Pesca Zona B di Vicenza, l’associazione che conta circa 1500 soci, tra cui 530 persone che abitano lontano da Vicenza e che contribuiscono a creare un indotto di tutto rispetto.

Costantino Toniolo
Costantino Toniolo

“Ho potuto apprezzare – ha aggiunto Toniolo – l’ottimo lavoro fatto negli anni dai pescatori guidati da Silvano Folladore, che operano sul lago direttamente e spesso si impegnano più di quel che dovrebbero, e tutto a loro spese e con tanto volontariato”. Nell’incontro Folladore ha illustrato a Toniolo le iniziative che i pescatori del Bacino B hanno intrapreso per mantenere in vita l’ecosistema del lago. Dalla realizzazione di una avannotteria per lucci per il ripopolamento delle acque alla realizzazione di una scala di risalita per il pesce che collega il lago ai canali gestiti dal Consorzio di bonifica locale, per giungere ad una serie di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Sono tanti i nemici del lago: il gambero killer, le nutrie, ma soprattutto il myriophillum spicatum che, assieme al ceratophillum demersum, ha invaso in modo abnorme le acque. Ma il nemico peggiore è come sempre l’uomo, che non sa quello che fa. “Per nutrie e gamberi killer si è trovato il modo per contenere la loro popolazione,- ha detto ancora Toniolo – invece per quanto riguarda la crescita di queste alghe infestanti è ancora tutto sulla carta, anche se c’è l’impegno della Regione e del Consorzio di Bonifica all’acquisto di una barca, munita di un rastrello speciale, indicata da studi realizzati dal dipartimento ambientale dell’Università di Parma, organismo specializzato in questo tipo di siti. Approfondirò la questione presso gli uffici e gli enti regionali interessati”. Secondo le indicazioni degli studiosi il myriophillum va raccolto fisicamente, ma in modo da non spezzare la pianta, perché ogni tralcio potato e lasciato in acqua dà vita ad un’altra pianta.

“Una parentesi – prosegue Toniolo – va aperta anche sul tipo di barche che potranno solcare le acque del Lago di Fimon. I tecnici ambientali di Provincia e Regione dovranno definire le caratteristiche adatte in modo da non peggiorare la situazione: è intuibile che dovrà essere vietata la navigazione di imbarcazioni dotate di chiglia che inevitabilmente trancia le ramificazioni della flora acquatica, provocando ulteriormente la proliferazione delle alghe infestanti. Ricordiamo infatti che in questo periodo il lago non supera il metro e sessanta centimetri di profondità e può raggiunge al massimo i tre metri. Tanti sono i fattori da tenere sotto controllo per far vivere il lago. I più importanti sono la temperatura dell’acqua, che è troppo alta a causa della poca profondità, e le sostanze nutritive che provengono dalla concimazione dei campi, due fattori che incentivano la crescita delle alghe infestanti”.

Infine un pensiero va anche al canneto del cosiddetto Lago Piccolo. “Negli ultimi dieci anni – ha messo in evidenza il consigliere regionale – si è ridotto del 70% e non si capisce quale sia la causa. Anche qui andrebbe finanziato uno studio scientifico per ricostruire questo ecosistema che potrebbe consentire la reintroduzione dell’avifauna scomparsa, e soprattutto, come proposto da alcuni esperti, la reintroduzione del cannareccione (acrocephalus arundinaceus), una specie che ha abbandonato il lago perché oramai privo di canneto”.

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2 Commenti

  1. Bisogna ripristinare l’immissine di acqua dai canali irrigui, in modo tale che quando defluiscono portino via anche un po di sedimenti. In questo momento l’acqua è troppo stagnante e i sedimenti si depositano. Pensa che il lago nel 1887 era profondo 5.50 metri, ora solamente 1,5 metri. Come dice un vecchio del posto, tra 10 anni il lago non ci sara più, e i fatti gli danno ragione.

  2. Capisco le difficoltà burocratiche ed economiche ma mi sembra di sentire il nostro governo. Tante, troppe parole e fatti pochi. I tempi delle famiglie italiane, come quelli della natura, non sono quelli dei politici. Se dopo centinaia di suicidi da parte di lavoratori ed imprenditori disperati siamo ancora a discutere se si può o no tagliare il Senato figuriamoci cosa può sperare un piccolo lago di provincia nascosto dai colli.
    Prima gli esperti di Parma hanno detto che il proliferare delle alghe è naturale, è un ciclo biologico che il lago aggiusterà da solo. Adesso finalmente ci si è resi conto che l’inerbamento naturale o no al lago ed ai suoi abitanti bene non fa. Non è che ci voleva un drago, noi pescatori che frequentiamo il bacino da decenni l’avevamo capito anche senza tante analisi. E’ vero che bisogna agire con prudenza per non peggiorare le cose ma non vorrei che, nell’attesa di capire la causa del perchè il malato non respira, il malato senza ossigeno muore.

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