Arte, Cultura e Spettacoli

Prosa, al comunale di Vicenza Maria Paiato nei Luoghi del Contemporaneo

Un nuovo appuntamento al Teatro Comunale di Vicenza arricchirà, mercoledì 5 marzo alle 20.45, la rassegna Luoghi del Contemporaneo Prosa, una proposta culturale innovativa che nell’edizione 2014 presenta cinque spettacoli di spessore in scena nella Sala del Ridotto fino ad aprile. A calcare le scene questa volta sarà la brava Maria Paiato, interprete di cinema e teatro, che rappresenterà il monologo Anna Cappelli, uno studio per la regia di Pierpaolo Sepe.

Quello che regista e interprete porteranno sul palcoscenico vicentino sarà un ritratto femminile ambientato nell’Italia degli anni Sessanta, sullo sfondo di un tessuto sociale in cui una donna senza particolari doti umane e in apparenza docile, cova in realtà dentro di sé un’inesauribile volontà di possesso, incarnando così quel deterioramento culturale del nostro Paese che proprio in quegli anni si affermò ingoiando tradizioni culturali nobili e preziose. Un ritratto dipinto dalla penna di Annibale Ruccello, talento campano scomparso in giovane età negli anni ’80 del secolo scorso, drammaturgo con la passione per le figure femminili.

La storia è quella di Anna Cappelli, un’impiegata della classe media come ce ne sono tante altre, che lavora in un anonimo archivio comunale, covando un feroce rancore ed un astio per una vita che con lei si è dimostrata avara di soddisfazioni professionali ed economiche. Livore accresciuto ancor più dal fatto che in quegli anni il famoso boom economico italiano stava regalando a molti un benessere inatteso e sorprendente. A molti, ma non ad Anna, che infatti proprio per questo motivo diventa sempre più acida, malevola e irriverente. Lasciato il suo paese il paese per lavorare al comune di Latina, Anna aspira ad avere una casa sua dopo l’incontro con Tonino, collega d’ufficio e proprietario di un appartamento con molte stanze. Parrebbe l’inizio di un bel sogno ma ben presto la realtà si rivela in tutta la sua crudezza. L’uomo, che non aveva intenzione di coronare il sogno d’amore con il matrimonio, un bel giorno le rivela di volersi trasferire lontano e con ciò la fine della convivenza, che Anna aveva accettato in cambio di na parvenza di normalità. Appresa la notizia, la donna rivela ad un tratto il lato oscuro del suo animo, sprofondando in un abisso di disperata follia, dove sono possibili anche le più efferate azioni e i più atroci delitti. Così, la donna che appariva normale e quasi insignificante diventa così un mostro, quasi anticipando quelle tristi cronache nere alle quali la realtà italiana degli ultimi decenni ci ha purtroppo abituato.

Nell’opera sono apprezzabili la versatilità e l’intensità della Paiato che nel monologo danno alla protagonista voce e toni sempre diversi fino all’agghiacciante epilogo. E la tensione che il regista costruisce durante tutto lo spettacolo, avvolge lo spettatore coadiuvata in ciò dalle doti dell’attrice che restituisce morbosamente, attraverso le espressioni del viso, le movenze e la voce, l’esperienza interiore del suo personaggio, il suo desiderio di possesso che confluisce nella disperazione del gesto finale. La figura femminile che Ruccello descriveva a suo tempo aveva il pregio di anticipare l’imminente decomposizione della struttura sociale italiana, e in particolar modo delle sue donne terribili, le quali, a dispetto di un’iconografia moralistica che le voleva angeli del focolare, rivelano una realtà perversa e deviata, a tratti persino mostruosa.

Come lo stesso regista Sepe fa notare, “la bravura dell’autore sta nel nascondere, dietro la follia della normalità, un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro paese: la protagonista del dramma porta in sé la miseria degli anni in cui divenne importante avere piuttosto che essere. Il principio del possesso, che ancora guida le nostre vite, si affermò ingoiando tradizioni culturali nobili e preziose. Fu in quegli anni che Pasolini urlò il dolore di chi avvertiva il pericolo di una società che guadagnava denaro, ma perdeva senso e identità”.

 Alessandro Scandale

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