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Salari dei dipendenti comunali, Vicenza è ormai un caso nazionale

Ieri, passando davanti al Palazzo municipale di Vicenza, subito dopo il presidio di protesta dei dipendenti comunali per la nota vicenda dei salari accessori, si poteva ancora vedere uno striscione che recitava: reddito annuo di un  dirigente 170 mila euro, reddito di una bidella 16 mila euro. Si mettevano a confronto insomma i due trattamenti economici. Innanzitutto chiediamo scusa se le cifre sono inesatte, andiamo a memoria, non abbiamo avuto ieri la prontezza di riflessi di prendere appunti. Se non sono corrette però, sarà solo per poche migliaia di euro (e solo nel primo caso), non certo nella sostanza che invece denuncia l’ingiustizia evidente della nostra società. E come se non bastasse, magari anche per un errore di quello stesso dirigente che potrebbe ormai essere milionario, quella stessa bidella che riceve 16 mila euro all’anno potrebbe dover restituire al Comune una parte di quanto ha guadagnato.

Sempre andando a memoria poi, non pare di ricordare precedenti. Insomma, si è protestato in passato per diritti che venivano negati, o per diritti acquisti che si volevano cancellare. Non sembra però che si sia mai parlato di retroattività. La stiamo un po’ forzando la questione, è vero. Tuttavia, la sostanza non ci sembra tanto diversa da ipotesi di legiferazione retroattiva che tanta indignazione hanno suscitato. Passi insomma che il Ministero dell’Economia pretenda di cancellare con un tratto di penna gli accordi che il Comune di Vicenza aveva raggiunto con i suoi lavoratori e chi li rappresentava, sembra inconcepibile invece che cerchi di farsi restituire, a distanza di molti anni, il presunto “maltolto”.

Il braccio di ferro dunque continua, anche perché, come è noto, il Comune di Vicenza ha inviato le lettere di messa in mora ai dipendenti, i quali, sembra quasi inutile aggiungerlo, sono in stato di agitazione anche con il blocco degli straordinari. La novità adesso è che il caso comincia a far rumore a livello nazionale. Quello di Vicenza infatti non è l’unico Comune alle prese con una vicenda di questo tipo, pur con delle ovvie differenze ve ne sarebbero altri, addirittura molti se si sorvola sui dettagli. Il caso vicentino però è stato notato dalle Segreterie nazionali della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, che lo portano come esempio in un loro comunicato stampa di oggi, molto critico.

“Ci preoccupa – scrivono nella nota congiunta Rossana Dettori, Gianni Faverin e Giovanni Torluccio – rispettivamente Segretari Generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl – la grave sottovalutazione del caos generatosi in molti Comuni italiani con il proliferare di vertenze sul salario accessorio dei dipendenti. In seguito alle ispezioni del Ministero dell’Economia, alcune amministrazioni, o perché sollecitate o per tutelarsi, hanno addirittura pensato di decurtare parte del salario accessorio o rivisto unilateralmente alcuni istituti contrattuali, penalizzando così i già magri stpendi di lavoratrici e lavoratori pesantemente colpiti da blocco pluriennale della contrattazione. Crediamo che il Governo debba intervenire e in fretta per evitare che le gravi difficoltà di bilancio degli enti vengano scaricate sui dipendenti”.

“E’ gravissimo – continuano i tre sindacalisti – che il costo della crisi dei bilanci comunali venga pagato dai lavoratori, in alcuni casi persino con la restituzione delle somme percepite o, come a esempio è avvenuto nel Comune di Vicenza, con la messa in mora dei lavoratori. Parliamo pur sempre di stipendi fermi dal 2010 e di un lavoro necessario per mantenere la coesione nelle nostre comunità locali, offrire servizi e far funzionare la macchina pubblica. Sottovalutare la situazione può portare a criticità ben più gravi”.

“Dal Veneto alla Campania – concludono Dettori, Faverin e Torluccio – la situazione precipita, mentre il Governo sta a guardare. Già a fine gennaio abbiamo chiesto ai Ministri D’alia e Delrio di convocarci per affrontare la situazione. E’ evidente che in assenza di una soluzione tempestiva, le tante vertenze locali aperte troveranno una dimensione nazionale e verranno ricondotte a una mobilitazione in difesa del salario e dei servizi offerti dai Comuni, oggi a rischio a causa di un’intollerabile indifferenza”.

I sindacalisti dunque chiedono al Governo di intervenire per “evitare che le gravi difficoltà di bilancio degli enti vengano scaricate sui dipendenti”. E già, l’impressione è proprio questa: qualcuno sembra ingegnarsi per far pagare i costi della crisi ai “soliti noti”, continuando invece a non disturbare i privilegiati.

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