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Montecchio Maggiore sostiene il vero Made in Italy agroalimentare

La contraffazione agroalimentare mette a rischio la salute delle persone ma anche i posti di lavoro delle aziende che producono gli originali, come confermano del resti i dati allarmanti diffusi dalla Coldiretti: 140 mila stalle e aziende chiuse dal 2007 anche a causa della concorrenza sleale; scomparse nell’ultimo anno 32.500 stalle ed aziende e persi 36 mila occupati nelle campagne. È da queste  considerazioni che nasce l’ordine del giorno approvato nell’ultima seduta del Consiglio comunale di Montecchio Maggiore. Il documento esprime “pieno appoggio alle azioni a tutela del vero Made in Italy e impegna il Comune ad attivarsi in tal senso”. Montecchio Maggiore è d’altronde già impegnata su questo fronte, ad esempio attraverso l’istituzione delle De.Co e del mercato agricolo a chilometro zero.

Il sindaco Milena Cecchetto
Il sindaco Milena Cecchetto

“Quello che mangiamo – ha sottolineato il sindaco Milena Cecchetto – può avere ‘una faccia’, ossia quella delle persone che coltivano e producono quanto acquistiamo. Conoscere il produttore significa conoscere il prodotto. La legge italiana è fra le più restrittive in ambito di controlli sulle merci agroalimentari: scegliere prodotti originali ‘made in Italy’ significa quindi scegliere la qualità e la sicurezza alimentare messe in pericolo da produttori esteri che approfittano di leggi più permissive e significa tutelare i posti di lavoro nelle nostre aziende. In considerazione di tutto ciò, devo dire che mi hanno trovato pienamente d’accordo le recenti proteste dei produttori italiani alle frontiere per impedire l’ingresso di camion colmi di falsi ‘Made in Italy’ e in questo senso la presa di posizione del Consiglio comunale è molto significativa”.

Al di là della semplice approvazione del documento, il Consiglio comunale si è impegnato ad intraprendere altre iniziative e cioè, nel dettaglio:

– sollecitare il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro della salute al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento n. 1169/2011/CE, per l’attuazione dell’obbligo di indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

– in attesa dell’approvazione, a livello comunitario, dei suddetti provvedimenti di attuazione, sollecitare l’attivazione dei decreti di attuazione della legge n. 4 del 3 febbraio 2011, per introdurre l’obbligo di etichettatura  a partire dalle carni suine e, inoltre, avviare opportune campagne di informazione per gli organi di controllo e per i consumatori sulle normative in materia di etichettatura dei prodotti alimentari e le indicazioni di origine;

–  promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio con l’estero nel settore delle carni suine, tutte le iniziative più opportune al fine di prevenire le pratiche fraudolente o ingannevoli, ai danni del Made in Italy  o, comunque, ogni altro tipo di operazione o attività commerciale in grado di trarre in errore i consumatori e, ancora, assicurare la più ampia trasparenza delle informazioni relative ai prodotti alimentari e ai relativi processi produttivi e l’effettiva rintracciabilità degli alimenti;

– impedire l’uso improprio di risorse pubbliche per finanziare progetti o imprese che possano alimentare il fenomeno del finto Made in Italy, che introduce fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudica gli interessi dei cittadini e dei consumatori;

– sollecitare i Ministri competenti all’adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto dall’articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini, al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle Amministrazioni interessate le informazioni e i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l’origine di tutti i prodotti alimentari, nonchè assicurare l’accesso ai relativi documenti da parte dei consumatori, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi e a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

– ottenere esaustive informazioni, anche al fine di valutare possibili azioni legali a tutela dell’immagine del Comune, il cui improprio utilizzo può recare danni al sistema produttivo ed occupazionale comunale.

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