“Il ritorno a casa” di Harold Pinter al Teatro Comunale di Vicenza

Quando nel 1965 a Londra ci fu la prima mondiale de “Il ritorno a casa”, testo teatrale uscito quello stesso anno dalla penna del drammaturgo inglese Harold Pinter, il giovane Peter Stein era tra gli spettatori. Quasi cinquant’anni dopo Stein, oggi affermato regista teatrale che ha scelto la verde Umbria come propria dimora, è il punto di riferimento del nuovo allestimento dell’opera considerata tra le più cupe ma anche più vere di Pinter, una rappresentazione scenica che prende spunto dalla vita ma forse al tempo stesso la anticipa e quasi la osserva dal di fuori.

Venerdì 10 e sabato 11 gennaio alle 20.45 il Teatro Comunale di Vicenza ospiterà in sala maggiore la rappresentazione teatrale di una delle opere più controverse e ruvide di Pinter, un testo caustico e schietto che non fa sconti a nessuno e che mette a nudo pregi (pochi) e difetti (molti) dell’animo umano. In una famiglia di soli uomini, rimasti “orfani” di donne dopo la scomparsa della madre, Teddy, primogenito dei tre fratelli e docente di filosofia, dopo anni di assenza ritorna in visita nella casa paterna portando con sé la moglie Ruth, sposata all’insaputa dei familiari poco prima di lasciare Londra e trasferirsi in America. Ma la famiglia in cui rientra non ha nulla in comune con la sua indole gentile e educata: il padre è un ex macellaio, il fratello Lenny si occupa di affari poco puliti, l’altro fratello si divide tra demolizioni e palestra di boxe e lo zio è un autista.

Con i toni grotteschi della migliore tradizione anglosassone, l’opera di Pinter, che fece scalpore negli anni ’60 per i toni scabrosi trattati, è ben diretta da Stein e ben interpretata dai suoi validi attori capeggiati da Paolo Graziosi. Sul palcoscenico affiora in tutta la sua complessità la crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo, crisi che spesso proprio nella famiglia trova la più agevole valvola di sfogo. Il linguaggio ironico e a tratti sarcastico usato dai personaggi fa di questo viaggio nel profondo della natura umana quasi uno specchio nel quale molti di noi potrebbero riconoscersi.

Ma se il mondo degli uomini può risultare sgradevole e duro, privo di qualsiasi parvenza di sentimento e di amore, la donna, cognata e nuora degli uomini di casa, porterà in questa realtà unilaterale un vento nuovo e inatteso, trasformandosi da apparente vittima predestinata a dominatrice finale. Vero elemento perturbatore, Ruth si lascerà corteggiare sotto gli occhi impassibili del marito e si ritroverà a soddisfare gli umori maschili più egoisti, accettando il ruolo di consolatrice, madre e amante, fino ad abbandonare marito e figli e poi prostituirsi esigendo tanto di contratto, ma dettando le sue condizioni di donna libera.

Come sottolinea lo stesso regista, questo lavoro di Pinter mette in risalto i pericoli delle relazioni umane e il rapporto precario tra i sessi, soprattutto all’interno della famiglia. I comportamenti formali, più o meno stabili si tramutano in aggressività fatale e violenza sessuale quando uno dei fratelli con la sua nuova moglie ritorna dall’America. Oggetto delle perverse fantasie maschili, a Ruth non rimane che la vendetta, assumendo quel ruolo e soddisfacendo la loro bramosia più del previsto. Come sempre nei finali di Pinter tutto rimane aperto. L’immagine finale mostra la donna  con gli uomini ai suoi piedi.

Drammaturgo e scrittore inglese nato e vissuto a Londra, Pinter, scomparso pochi anni orsono, fu prima attore per poi esordire come autore teatrale. Nel 2005 gli è stato assegnato il Nobel per la letteratura. Autore di radiodrammi e copioni televisivi, Pinter ha lavorato molto anche come sceneggiatore cinematografico. Peter Stein è uno dei più importanti registi teatrali e operistici in Europa, affermatosi negli anni Settanta a Berlino. In Italia ha diretto “Tito Andronico” di Shakespeare e “Zio Vanja” di Chechov. “I Demoni”, tratto dal romanzo di Dostoevskij, ha vinto nel 2010 il Premio Ubu come spettacolo dell’anno.

Alessandro Scandale

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