Cultura e Spettacoli

E’ morto il regista Carlo Mazzacurati. Aveva raccontato il Veneto

C’è una triste notizia oggi, quella della morte del regista Carlo Mazzacurati. Aveva soltanto 57 anni, anche se in realtà era ammalato da tempo. Veneto di Padova, è morto oggi poco lontano dalla sua citta natale, ovvero a Monselice. Era giunto ad un certo successo piuttosto presto, quando era ancora giovane, negli anni ’80, e tra i suoi lavori inziali, cosa che ce lo fa sentire ancora più vicino, c’è stata la regia della versione cinematografica di un libro di un grande vicentino. Il titolo, sia del libro che del film che è del 1989, è Il prete bello, ed è il caso di dire “basta la parola”. Fu dunque portando sullo schermo il più noto romanzo di Goffredo Parise che Carlo Mazzacurati diede il via alla sua carriera, anche se in realtà si era già fatto conoscere dal pubblico due anni prima, al suo vero esordio, con il film Notte italiana. Gli anni ’90 e i 2000 poi lo hanno visto tra i protagonisti del cinema italiano. Tra i suoi film più noti ricordiamo Il toro, Vesna va veloce, La lingua del santo, La giusta distanza e La Passione. Dei suoi lavori è stato sia regista che sceneggiatore, ma ha sceneggiato anche opere di altri registi, e non ha mancato di recitare anche. Tra queste collaborazioni vanno segnalate quelle con Nanni Moretti e Gabriele Salvatores. Doveva anche amare i poeti e letterati della sua terra, poiché rese omaggio, oltre che a Parise, anche a Rigoni Stern, Zanzotto e Meneghello, in tre documentari.

Lo prova il fatto che, sulla sua morte, è voluto subito intervenire anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Un regista – scrive Zaia in una nota diffusa oggi alla stampa – che portava dentro di sé e sullo schermo le nostre malinconie, le nostre nebbie, i nostri disincanti, ma anche la nostra vitalità contrappuntata dalle nostre crisi. E’ stato un grande regista veneto, che del Veneto ha saputo leggere paure e speranze, desideri e dolori, identità e civiltà ma anche gli immensi vuoti dell’anima”.

“Fuori da ogni luogo comune e da ogni deteriore caratterismo – prosegue Zaia – il cinema di Mazzacurati ha saputo rappresentarci come realmente siamo noi, gente veneta. Mazzacurati ha rappresentato una delle eccellenze venete nel settore del video e dell’audiovisivo. Insieme e grazie a lui la Regione Veneto ha costruito i presupposti per un’azione di promozione culturale che si è poi sviluppata negli anni”.

“Già nel 1999 – ricorda Zaia – Mazzacurati aveva presentato al festival di Venezia, insieme alla Regione Veneto, una serie di testimonianze su alcuni dei più importanti e significativi personaggi della cultura veneta. Un’iniziativa unica in Italia consistita nella produzione, insieme alla Vesna Film, di una trilogia di documentari dal titolo Ritratti dedicati al poeta Andrea Zanzotto e ad altri due noti esponenti della cultura veneta contemporanea: Mario Rigoni Stern e Luigi Meneghello. Poi il film La lingua del Santo, che nel 2000 proponeva un ritratto del Nord Est attraverso le psicologie di due quarantenni in crisi. Ma fin dall’esordio con Notte Italiana, Mazzacurati aveva dato al suo narrare i tempi e la dimensione un po’ surreale delle nostre campagne, delle nostre colline, dei nostri cieli grigi ma ricchi di sfumature e di evanescenze”.

“Altre sue produzioni – riprende Zaia – sono state presentate successivamente anche all’interno di un più articolato progetto ‘La Regione del Veneto per il Cinema di Qualità’ con la finalità di favorire la presenza nei cinema d’essai di una diversificata offerta di opere cinematografiche, di diffondere la cultura del documentario e di valorizzare le opere realizzate da registi e autori veneti. Con Mazzacurati se ne va dunque uno dei più raffinati interpreti di quell’anima veneta che ha saputo contraddistinguere e segnare la cultura italiana ed europea nei secoli. Un regista dal tocco unico e inconfondibile”.

 

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