Cultura e Spettacoli

Presentato il libro “Merita un monumento” dedicato alla Basilica Palladiana

Quando si vuole elogiare qualcuno – o qualcosa – in modo eclatante si ricorre talvolta all’espressione “merita un monumento”. Ed è ciò che accade oggi per Vicenza con il libro “Merita un monumento, seicento anni di vita all’ombra della Basilica Palladiana” presentato fresco di stampa in sala Stucchi a Palazzo Trissino e firmato da Antonio Di Lorenzo.

Proprio mentre sembra ad un passo il traguardo in cui Vicenza potrà festeggiare il riconoscimento di monumento nazionale alla Basilica palladiana – la commissione cultura della Camera dei Deputati ha infatti approvato all’unanimità la proposta di legge che porta al raggiungimento di questo risultato, frutto dell’impegno dei parlamentari vicentini – il volume (Terra Ferma Edizioni, Treviso) rappresenta un omaggio elegante non solo a Vicenza città, ma anche e soprattutto a quello che giustamente viene ritenuto quasi all’unanimità il suo gioiello più prezioso, appunto la Basilica. Le 156 pagine gradevolmente proposte al lettore con una buona sezione fotografica -in parte fornita dalla Fondazione Archio fotografico Vajenti – con i disegni del maestro illustratore Galliano Rosset, dell’indimenticato grande pittore vicentino Otello De Maria e dell’eclettico Scotolati – che ha firmato la copertina – si leggono d’un fiato e vanno a comporre un altro tassello del ricco mosaico bibliografico sulla città.

Da sei secoli, prima che Andrea Palladio costruisse lo straordinario loggiato, la Basilica è il centro della vita di Vicenza. Il salone ha accolto imperatori all’epoca di Colombo, alla fine del XVI secolo nel cantiere della Basilica si giocava anche a calcio mentre un secolo dopo all’ombra delle logge si svolgevano tornei cavallereschi e cacce di tori. Era il 1799 quando in piazza dei Signori si accamparono i cosacchi del Don e ai primi dell’Ottocento all’interno della sala grande si andava perfino a caccia. La Basilica ospitò nel 1871 un’affollata Expo e Mussolini nel 1938 vi inaugurò la mostra del fascismo. Restaurata dopo il bombardamento dell’ultimo conflitto mondiale, nel dopoguerra la Basilica diventò perfino un palasport, ospitò concerti lirici e di musica leggera, feste studentesche, commedie di Goldoni, mostre di architettura… per vent’anni, sino al recente grande restauro che ha dato nuova vita al gioiello di Palladio. Sotto la Basilica è stata festeggiata la fine della Grande Guerra ed è stato accolto dai vicentini in festa Giovanni Paolo II.

Con una storia così, come si può pensare di non farne un monumento nazionale… anche perché da qualche tempo pare proprio che la città berica stia assistendo – all’ombra del campanile? – ad un certo “risveglio dei sensi”, se è vero che, secondo i dati forniti dalla Regione Veneto nel settore turismo e presentati dalla stessa Vicenza è, la città da gennaio a settembre 2013 ha segnato una crescita del 18% per gli arrivi e del 3,5% per le presenze (dove per arrivi si intende il numero di persone registrate negli alberghi e nelle altre strutture ricettive, per presenze il numero dei pernottamenti). Dati eclatanti, visto che l’incremento regionale registra un pallido più 1%.

Esiste dunque un grande potenziale turistico per la città, che, come ha fatto notare anche il Vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, non è mai stato valorizzato a sufficienza in passato. Con la riapertura della Basilica nell’ottobre del 2012 e la grande mostra Raffaello verso Picasso (e in attesa della prossima prestigiosa esposizione Verso Monet che aprirà i battenti il 22 febbraio proprio in Basilica), si sono poste le basi per un rilancio turistico e culturale di Vicenza, “una capitale dell’arte, della cultura e della bellezza che merita di diventare una meta turistica di primo piano nei circuiti nazionali e internazionali”, ha detto lo stesso Bulgarini. E dunque, a maggior ragione, merita proprio un monumento.

Alessandro Scandale

 

 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button