Cultura e Spettacoli

Violenza domestica al Kitchen nello spettacolo “InDolore”

VICENZA – Non poteva che essere dedicato alla questione della violenza contro la donna il sesto appuntamento teatrale della rassegna “Profili 2013” al Kitchen Teatro Indipendente di via dell’Edilizia, a Vicenza. Il 25 novembre è infatti la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e la nostra città offre questa nuova riflessione contro le discriminazioni di genere nella piece “InDolore,” mercoledì 20 novembre alle 21. Il testo e la regia sono di César Brie, in scena invece Adalgisa Vavassori e Gabriele Ciavarra, attori della compagnia milanese Campo Teatrale. Musiche di Pietro Traldi.

L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla crescita e dall’Ufficio per le Pari Opportunità del Comune di Vicenza, con il supporto del Ceav (Centro Antiviolenza Vicenza) e dell’associazione Donna chiama Donna e con il contributo della Regione Veneto. L’organizzazione è curata da Kitchen Teatro Indipendente, Teatro Spazio Bixio, e dalle associazioni Theama Teatro e Ossidiana Centro Culturale.  Nato a Buenos Aires nel 1954, César Brie è un autore, regista, attore teatrale e pedagogo di fama internazionale. Un artista costretto all’esilio più volte, prima dalle persecuzioni della dittatura militare argentina e poi quando fu costretto a lasciare anche la Bolivia in seguito alle minacce di morte ricevute per aver denunciato il massacro dei campesinos con il documentario “Tahuamanu”.

Le esperienze di vita e le numerose collaborazioni artistiche hanno portato Brie a sviluppare un percorso di ricerca che partendo dai classici arriva a calarsi profondamente nell’attualità. Per il regista argentino “La poesia dell’attore è fatta di spazio, di carne e di presenza”, per un teatro concreto che renda la scena un riflesso della vita reale. Proprio dalla costruzione dello spazio scenico nasce “InDolore”, spettacolo che rappresenta l’orrore quotidiano della violenza domestica trasformando l’area della performance in una pedana per la boxe. Nella piece due sposi entrano a casa dopo le nozze: l’atmosfera è da fiaba, la giovane donna con l’anello al dito attraversa la porta fra le braccia del marito. Mentre i protagonisti scartano regali e oggetti d’arredamento, iniziano a chiedersi come sarà la loro vita insieme. La casa che vanno a costruire è un ring di pugilato, fisicamente riprodotto sul palco del Kitchen. Uno spazio chiuso in cui si alternano i combattimenti e le tregue di un amore che il tempo, l’abitudine e l’incapacità di comunicare faranno diventare un luogo di violenza. Quella violenza domestica che è un fenomeno trasversale, tanto diffuso quanto poco denunciato e per il quale le vittime soffrono di uno stato di impotenza estrema. Non c’è ragione che spieghi le dinamiche di sottomissione fisica a cui è costretta la donna nell’ambiente domestico. In molti casi l’intimità sessuale fa attraversare una soglia, al di là della quale il partner è vissuto come proprietà, come oggetto su cui scaricare le proprie frustrazioni, rivelando un’oscena richiesta di aiuto. La donna e i figli sono vittime dell’uomo, che a sua volta è vittima di sé stesso. L’esperienza sul campo ci dice che in molti matrimoni uomini di 80 o più chili picchiano donne di 50 o bambini di 20 che non hanno alcuna possibilità di difendersi. Il ring e i regolamenti del pugilato consentono al testo di Brie due metafore: non è lecito colpirsi se il peso di uno supera di sei chili il peso dell’altro, e il quadrilatero è un luogo chiuso dal quale non si esce se non sconfitti psicologicamente, feriti, o morti. Nello spettacolo la violenza non è mai rappresentata in modo esplicito. Il testo, la regia e le interpretazioni costruiscono immagini e allegorie dei modi in cui la violenza si esercita fra le pareti di casa. Come sottolinea l’autore “Questo lavoro parla della violenza domestica che attraversa tutte le classi sociali. La percentuale di persone, soprattutto donne e bambini, maltrattate nelle proprie case è altissima. Una donna su tre è stata vittima di violenza tra le mura domestiche. Nella maggior parte dei casi le vittime sono indifese, non tanto per assenza di legislazione ma per la debolezza psicologica in cui si trovano. Purtroppo denunciare un sopruso significa spesso esporsi al ripudio della famiglia del coniuge, della propria e dei vicini”.

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