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Cronaca di un pomeriggio di cortei, bandiere, slogan e tensioni

Un po’ di disagi alla circolazione stradale, commercianti contrariati per una città che comunque respirava aria di assedio, e soprattutto momenti di tensione nel tardo pomeriggio dopo la conclusione del corteo “di risposta” all’altro corteo, quello di Forza Nuova da cui tutto è scaturito. In estrema sintesi, ecco il pomeriggio di questo sabato 30 novembre, a Vicenza, una città che ha visto svolgersi due manifestazioni di segno opposto: quella appunto indetta da Forza Nuova, gruppo di estrema destra i cui slogan oggi sono stati soprattutto quelli dettati dall’insofferenza verso l’immigrazione nel nostro paese, e quello organizzato in risposta dalle forze antifasciste, sinistra istituzionale, certo, ma anche dai giovani del No dal Molin.

Questi,  dopo la conclusione del loro corteo, in Piazza Matteotti, hanno deciso di proseguire per raggiungere Piazzale Fraccon ed esporre immagini che documentavano l’olocausto e l’ignomia nazista. Hanno però trovato un cordone di polizia, in Contrà Barche, che ha impedito loro di continuare. C’è stato un tentativo da parte dei manifestanti di forzare il blocco, ma la polizia ha resistito, anzi, forzando a sua volta, ha costretto il corteo a desistere e tornare indietro. Ci sono stati momenti di tensione, e si poteva temere anche il peggio ma, a parte qualcuno più agitato e qualche fermato dalla polizia, la ragionevolezza alla fine ha prevalso. Tornando alla stretta cronaca in ordine cronologico, i due cortei sono partiti nel primo pomeriggio, e i percorsi li hanno portati ad interessare parti della città diverse, a non venire dunque mai a contatto. Prevalentemente nella parte est della città quello di Forza Nuova, ad ovest quello alternativo.

Quanto alle cifre, Forza Nuova si è presentata come una pattuglia piuttosto sparuta, un centinaio di persone o forse centocinquanta. Molti di più invece erano i manifestanti antifascisti, specialmente se si considera che oltre al corteo vi era una seconda manifestazione,  in Piazza dei Signori, sotto la Loggia del Capitaniato. Anch’essa contestava il corteo di Forza Nuova a Vicenza, era organizzata dall’Anpi, l’associazione dei partigiani, e vi ha partecipato un buon numero di persone, forse solo qui più di cento, con buona presenza di rappresentanti istituzionali.

Quanto ai contenuti invece, come dicevamo,  Forza Nuova se la prendeva, negli slogan, soprattutto con l’immigrazione, qualche striscione prendeva di mira l’Unione Europea, ma niente di più. Gli antifascisti invece hanno insistito sul pericolo che rappresenterebbe una legittimazione in città di certa destra estrema che, in realtà, anche se i suoi oggi a Vicenza “hanno fatto i bravi”, ha tra i valori fondanti quelli di un ventennio tragico e ormai lontano:  l’esclusione delle minoranze, dei più deboli e dei “diversi”.

Sotto la Loggia del Capitaniato, infine, si è tenuto per quasi l’intero pomeriggio il presidio dell’Anpi, una simbolica difesa dell’identità antifascista di Vicenza e delle sue due medaglie d’oro al valor militare. La commemorazione è stata aperta da Mario Faggion, presidente di Anpi Vicenza, che ha “lanciato un monito in difesa dei valori della costituzione minacciati dalla diffusione di sentimenti e movimenti xenofobi e razzisti, ma anche da crisi e diseguaglianze”.  Dopo di lui è intervenuto Giuseppe Pupillo che ha posto l’accento anche “sulle difficoltà della politica nel perseguire le modifiche costituzionali necessarie e oramai condivise, e sul rischio di derive presidenzialiste a stravolgimento della Carta”. Infine, il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, a sottolineare “la forza di una cultura e di una Carta costituzionale che permettono, pur nell’assoluto dissenso politico, il tenersi di più manifestazioni”. Intorno agli oratori vi erano consiglieri comunali, parlamentari, partiti, organizzazioni sindacali (Gianfranco Refosco ha preso la parola per un breve saluto a nome di Cgil Cisl Uil), e semplici cittadini.

Per vedere le immagini di questo pomeriggio, sfogliare lo slider in alto

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