Bob Dylan all'Azkena Rock Festival, a Vitoria-Gasteiz, in Spagna, nei Paesi Baschi - Foto di Alberto Cabello (CC BY 2.0)
Bob Dylan all'Azkena Rock Festival, a Vitoria-Gasteiz, nei Paesi Baschi (Spagna) - Foto: Alberto Cabello (CC 2.0)

Bob Dylan e Dario Fo, i non cantori del sistema

Davvero una giornata particolare quella di ieri. Vi sono stati due annunci di rilievo nel mondo della cultura e dello spettacolo, ed entrambi riguardavano, in modo più o meno diretto, quel premio Nobel che si assegna in questo periodo per i vari campi dello scibile umano. Il primo annuncio era molto triste: la morte di Dario Fo, premio Nobel tutto italiano, nel 1997, per la letteratura. Nelle stesse ore ci veniva detto che lo stesso premio, quest’anno, era assegnato a Bob Dylan, il menestrello del rock e della contestazione del sistema.

Al di là dell’omaggio dylaniano al Papa nel 1997, il cantautore americano è stato davvero un artista che ha parlato alle coscienze, nelle cui canzoni c’era un contenuto di liberazione e di riscatto, una critica, anzi un’accusa, ad un sistema che in occidente si dice democratico ma non riesce ad essere giusto con i più deboli, che li lascia in una condizione di oppressione garantendo sempre più privilegi a chi li ha già. Nelle canzoni di Bob Dylan ci sono sempre stati ideali di elevazione spirituale attraverso precisi valori quali l’altruismo, la testimonianza della verità e l’impegno civile a fianco degli oppressi. Lo stesso si può dire per la parabola artistica di Dario Fo.

In molti in Italia hanno contestato ieri il Nobel per la letteratura al menestrello americano, così come nel ’97 altrettanti contestarono quello a Dario Fo. In entrambi i casi il motivo è lo stesso: non sono dei poeti, dei letterati. E non è tutto. Si aggiunge che l’Accademia svedese, che attribuisce il Nobel, avrebbe fatto scelte come queste, oggi come allora, perché doveva accontentare i due paesi, Italia e Stati Uniti, che da tempo chiedevano il premio per un loro scrittore. Nessun “letterato puro” sarebbe stato giudicato all’altezza del premio,  si sarebbe quindi ripiegato su scelte “spurie”.

Quest’ultimo assunto forse è vero. E’ indiscutibile che in Italia non si produca niente di veramente notevole, in campo letterario, da vari decenni ormai, ed anche gli Stati Uniti non brillano da molto tempo. Perché quindi non riconoscere l’opera di artisti, magari di un campo dello scibile contiguo, come la musica e la mimica teatrale, che pur non essendo letterati in senso stretto veicolano però quei contenuti di liberazione e di verità richiesti dal Nobel?

E già, ricordiamoci sempre questo: il Nobel per la letteratura si dà anche e soprattutto al valore dei contenuti dell’opera di un artista, non certo a presunte ricercatezze stilistiche magari elaborate da qualche letterato “cantore del sistema”. Dario Fo e Bob Dylan, che hanno cantato la libertà, il riscatto degli oppressi, la pace, la fratellanza e l’uguaglianza tra gli uomini, rappresentano un insegnamento per l’umanità. Non altrettanto si può dire di coloro che oggi criticano le scelte del comitato di assegnazione del premio e che spesso abbiamo visto latitanti di fronte a grandi soprusi del potere, talvolta persino complici e cantori.

Franco Oriolo

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